CIF, COSTRUIRE LA PACE RIDUCENDO I DIVARI PER IL BENESSERE DI TUTTI

La pace non è una parola vuota, va riempita di contenuti. Vanno fatte delle scelte per alimentarla o per cancellarla. E le donne del Cif (Centro italiano femminile) lo sanno bene. Per questo hanno scelto di celebrare la festa delle donne non limitandosi a un'iniziativa che si concludesse l'8 marzo.

 

Hanno invitato la vicepresidente Cif comunale, Elena Carovigno a parlare del consultorio e su quanto si è realizzato. Ma, ampliando riflessioni e partecipazione, hanno organizzato diversi incontri per ragionare su diversi temi concreti. 
Ad aprire il nuovo anno sociale, quindi, l'incontro, moderato da Daniela Giordano, "Costruiamo la pace. Politiche e pratiche per ridurre i divari", nel quale - grazie all'intervento di Carmelo Petraglia, professore associato di Economia politica dell'Unibas e consulente scientifico dello Svimez - si è affrontato il tema dei divari. 
Che sono tanti: territoriali, di genere, generazioni. Questo significa che, nei fatti, c'è una parte fondamentale della nostra Costituzione che non è stata applicata, dal momento che non sono garantiti a tutti gli stessi diritti di cittadinanza. 
"Ed è importante parlare di questo - spiega la presidente comunale del Cif, Brigida Desimio - perché la pace si costruisce facendo delle scelte". E conoscere l'attuale situazione permette di capire se bisogna invertire la rotta, come sottolineato anche dalla presidente provinciale, Ausilia Greco. 
Anche perché sostanzialmente - come è emerso dall'intervento di Petraglia - questo Paese sta continuando a penalizzare donne e giovani. E non affrontare seriamente la questione significa smettere di ragionare sul futuro. 
I temi principali su cui riflettere sono tre: l'istruzione, la sanità e il mercato del lavoro. 
E sono temi di politica generale ma, ha spiegato Petraglia, "quando le politiche generali sono deboli, quelle aggiuntive (come possono essere i fondi di coesione) non possono certamente ridurre i divari". 
Assicurare i diritti a tutti nella stessa misura è quello che un governo ora si dovrebbe proporre come obiettivo. Ma l'Italia è davvero molto indietro rispetto ai Paesi Nord europei, per esempio. E al Sud il divario si allarga ancora di più, come confermano i dati sull'emigrazione. 
"Che se fosse volontaria - ha detto Petraglia - andrebbe benissimo. Il punto è che qui giovani e donne sono costretti a emigrare, non hanno altra scelta. E quelli che emigrano sono laureati. E sono donne e giovani. Insomma, la nostra forza produttiva ed economica. E nonostante i dati ci dicono che è cresciuta l'occupazione al Sud, l'emigrazione non si è arrestata. 
Quindi questo dovrebbe costringerci a interrogarsi sui motivi, che sono sempre gli stessi: lavoro non qualificato, retribuzioni molto al di sotto della media europea, servizi poco dignitosi". 
E in questa già difficile situazione, a essere penalizzate ancora di più sono le donne, che in media guadagnano circa 400 euro in meno ai loro colleghi uomini. Il perché sta nei contratti, quasi sempre a termine, quasi sempre part time. E la scusa è che così si ha più tempo per la famiglia - la cui cura continua a restare quasi interamente sulle spalle delle donne - ma la verità è che quando l'80% dei contratti è part time, significa che non è una scelta, ma un'imposizione. 
La buona notizia - ha sottolineato Petraglia - è che quando i soldi ci sono (come è successo con il Pnrr) i Comuni anche piccoli tentano di fare investimenti sui servizi: gli asili nido sono cresciuti, è stata rafforzata la progettualità. 
Ma poiché "siamo in mezzo a uno tsunami demografico, bisogna iniziare seriamente a parlare di inclusione e integrazione, perché fra un po' le scuole chiuderanno per mancanza di bambini e le giovani coppie immigrate con figli potrebbero essere un vantaggio anche per i residenti. L'integrazione porta benefici a tutti". 
Quindi se l'inclusione e la coesione sono gli obiettivi reali, "bisogna modificare le politiche generali, anche in campo sanitario dove si parte da un vincolo di Bilancio e da finanziamenti basati non sui bisogni di cura ma sul numero di abitanti. Ragionando così il Sud sarà sempre perdente e l'emigrazione sanitaria continuerà a essere un vantaggio solo per le regioni del Nord".
Ridurre i divari, invece, porterebbe a un maggiore benessere economico per tutti: è così che si costruisce la pace. 


ADV


Altre previsioni: Weather Rome 30 days