Basilicata verde come le sue foreste, azzurra come le sue acque, con la loro grandissima ricchezza di flora e fauna: un patrimonio da difendere e tutelare ad ogni costo. C'è una specialità dell'Arma dei Carabinieri che riveste un ruolo di primissimo piano nella difesa dell'ambiente e del territorio.
Con noi a Visioni, per spiegarcene ruolo e campo di azione, il colonnello Maria Gabriella Martino, comandante Regione Carabinieri Forestale Basilicata. Quali sono le specificità? "I Carabinieri Forestale sono il principale punto di riferimento del settore ambientale, anche se le funzioni le svolgono anche altre forze. Noi ci occupiamo di tutela ambientale, di foreste, di biodiversità, del settore agroalimentare. Ovvero tutte le tipologie di reati e violazioni che aggrediscono l'ambiente".
Si è chiuso di recente il 2025: qual è stato il bilancio del vostro operato? "Abbiamo avuto una lieve contrazione dei reati, però un aumento delle persone denunciate. C'è stata sicuramente una maggiore efficacia nell'individuare i responsabili, ma anche una maggiore consapevolezza del cittadino che viene a denunciare. Le aree parco si sono dimostrate le più virtuose, c'è una maggiore sensibilità oltre che maggiori vincoli. Ci sono poi alcuni settori dove le normative sono state nel tempo correttamente recepite, come quello dei frantoi oleari".
Un settore che invece presenta ancora delle criticità? "Il settore che ci preoccupa di più in una regione così ricca di acque è proprio quello dei corpi idrici, da tutelare sia dagli scarichi industriali che dagli scarichi zootecnici: l'immissione di sostanze n ei corsi d'acqua ci preoccupa molto , anche per l'effetto che questo può avere sulle riserve anche ad uso potabile. perciò il settore idrico e quello dei rifiuti sono tra quelli che attenzioniamo maggiormente".
Ma i Carabinieri Forestale, oltre a vigilare sui reati ambientali, sono costantemente impegnati anche in importanti campagne di prevenzione. "Attraverso l'educazione confidiamo molto nel recepimento della cultura della legalità, soprattutto da parte dei giovani, per questo siamo costantemente nelle scuole. Ma non ci limitiamo all'educazione ambientale. Abbiamo tanti progetti, come il Conecofor che recepisce un progetto internazionale per lo studio dello stato di salute delle foreste, progetti di monitoraggio della qualità ambientale attraverso le specie animali, nei parchi ma anche in città, con Api in città che ci fa capire la qualità dell'aria attraverso l'analisi del miele".
Quali i programmi per il 2026? "Innanzitutto il potenziamento delle attrezzature, a partire dai droni, che sono indispensabili per vigilare sull'immenso patrimonio boschivo lucano e per gli incendi, una piaga che dobbiamo assolutamente contenere, Grazie ai droni possiamo anche monitorare le aree percorse dal fuoco, che i comuni devono poi inserire nell'apposito catasto, che mette dei precisi vincoli. Nel 2025 c'è stato un minore numero di incendi ma con una superficie bruciata più estesa. Questo è dovuto ad una serie di fattori soprattutto climatici. In Basilicata gli incendi sono prevalentemente colposi, dovuti a scorrette pratiche agricole".
Oltre ai droni, un'altra novità per il 2026 è l'introduzione di una unità cinofila in area parco: "L'abbiamo fortemente voluta perché abbiamo visto che sul territorio sta aumentando la pratica delle esche avvelenate. Un reato terribile perché non ha effetti solo sulle specie che si vogliono colpire, ma sull'intera catena alimentare con danni gravissimi per la fauna locale".


