Concludere un'esperienza o un percorso porta sempre con sè -assieme a quel velo di malinconia per ciò che ci si lascia alle spalle, che mi piace chiamare "il brivido della fine"- il bisogno di fare sintesi, capire cosa questa o quella tappa della nostra vita ci abbia lasciato e dove ci stia indirizzando.
E questo quinto anno, personalmente, è stato proprio questo: una continua spinta unificatrice. I programmi delle varie discipline iniziavano a svelare come dei "passaggi segreti", gallerie sotterranee che li legavano fra di loro e, assieme, alla vita che vivevo, con le sue inquietudini più recondite: Il mondo scolastico smetteva -forse troppo tardi- di essere un blocco astratto e distaccato da tutto il resto della mia vita, una fredda gara da vincere e numeri da conquistare. Quell'aula, quello spiazzo di asfalto davanti al cancello e quel corridoio - fuga di mille ricreazioni- diventavano cornice di relazioni, coi compagni di classe e gli amici di sempre ma anche, e piacevolmente, con alcuni "nuovi arrivati".
Un altro luogo che "il brivido della fine" ha straordinariamente trasformato -o che forse mi ha solo insegnato a guardare diversamente- è stato il laboratorio di Fisica: proprio lì, dove si era compiuta la mia scelta del Liceo alla vigilia del primo lockdown, si assisteva ad un acrobatico scambio di ruoli, ad una mirabile chiusura del cerchio: le
ragazze e i ragazzi di terza media erano dall'altro lato della cattedra; spettava a me, attraverso semplici esperimenti e spiegazioni alquanto puntigliose, risvegliare la loro curiosità verso questa disciplina che nella sua sottigliezza riesce a dare una voce ed una forma al silenzio dell'universo.
Non si trattava di spiegare la regola della mano destra ad ogni gruppo che passava, ma di mostrare loro una meraviglia che è contagiosa, che può spingere ognuno di quei ragazzi a guardare oltre, a trovare nella loro capacità di meravigliarsi la risposta a quei dubbi che nascondevano dietro facce perplesse e labbra serrate. Ed è questo che voglio portarmi da quest'ultimo anno, una quantità immensa di ricordi all'imperfetto, cioè che continuano a vivere, a modellare il mio presente. Ricordi che sono ben lontani dal cicatrizzarsi e ancor più lontani dall'essere impeccabili.















