Non figure di contorno, amanti o compagne silenziose, le donne del brigantaggio lucano sono state protagoniste assolute, spesso dotate di una determinazione e una ferocia persino superiori a quelle degli uomini. A ridare voce e volto a questa pagina della storia del Mezzogiorno è Chiara Coviello, tra i volti del cinespettacolo "La Storia Bandita".
L'attrice veste i panni di Filomena Pennacchio, che all'interno della rappresentazione assume un valore fortemente simbolico. Il personaggio di Filomena è unico non solo per la brigantessa che è stata storicamente, ma perché nel cinespettacolo riassume in sé l'intera figura femminile del brigantaggio lucano, facendosi portavoce di un patrimonio di storie e vissuti ancora poco raccontati.
Il ritratto che emerge dalle parole dell'attrice rompe gli schemi storiografici classici, che per decenni hanno relegato le donne a ruoli del tutto marginali. Durante la rivolta post-unitaria, infatti, il contributo femminile è stato cruciale per lo svolgimento stesso delle attività delle bande. Lungi dall'essere semplici comparse, molte di loro hanno impugnato le armi dimostrando un'aggressività e una fermezza pari a quelle dei compagni. Calarsi in questo ruolo diventa così un'esperienza intensa e complessa, utile a ridefinire un'autentica identità di donna al di fuori degli stereotipi del passato.
Per Chiara Coviello, cimentarsi con un allestimento imponente come quello de "La Storia Bandita" ha rappresentato una prova del tutto nuova. A fare da ponte tra la dimensione storica e l'interpretazione scenica è stata la fase di preparazione. L'attrice ha spiegato come lo studio attento delle fonti documentarie, unito alla lettura di tutto ciò che è stato scritto su queste figure, l'abbia agevolata nel processo di immedesimazione. È stato proprio questo rigore di ricerca a permetterle di entrare nella psicologia del personaggio, restituendo al pubblico la verità emotiva di un esercito di donne che, tra i boschi della Lucania, hanno combattuto a caro prezzo la propria battaglia.





