"Dei tre impianti fotovoltaici promessi ad Acquedotto Lucano ne resta uno. Il Bonus Gas rischiava di ridursi a pochi euro e ora, per salvarlo, si prendono altri 28,7 milioni dalle compensazioni ambientali. Bardi venga in Aula e renda conto, euro per euro, di come vengono utilizzate centinaia di milioni destinate allo sviluppo della Basilicata".
Lo dichiarano il Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Angelo Chiorazzo, ed il Capogruppo regionale di Basilicata Casa Comune, Gianni Vizziello, tornando sulla gestione dei progetti Non Oil.
Per Basilicata Casa Comune il caso dei tre impianti fotovoltaici per Acquedotto Lucano è emblematico. Dovevano essere realizzati ad Aliano, Irsina e Lavello, per circa 49 MW e 55 milioni di euro, ed entrare in produzione dal gennaio 2026. Oggi resta soltanto Aliano e 28,7 milioni vengono riprogrammati per sostenere il Bonus Gas.
Ma anche sull'impianto di Aliano restano interrogativi. Il nuovo schema infatti prevede per Acquedotto Lucano una tariffa di 65 euro/MWh nei sei anni di gestione ENI, mentre inizialmente si parlava di condizioni economiche intorno ai 45 euro/MWh. Perché questo aumento?
Bcc annuncia di voler chiedere conto di ogni singolo euro: "Desta particolare preoccupazione la previsione di circa 3,5 milioni per piattaforma informatica e sistemi di calcolo e simulazione delle bollette, oltre a circa 1 milione per la comunicazione e 1 milione per la gestione della misura Bonus Gas da parte di Apibas per il 2026. Se per strumenti informatici inizialmente stimati anche in poche decine di migliaia di euro si arriva oggi a cifre milionarie, Bardi deve spiegare come siano stati determinati questi costi e sulla base di quali valutazioni di congruità".
Ma Bcc denuncia anche che "Nel frattempo i progetti Non Oil che avrebbero dovuto produrre davvero economia nuova e occupazione – Droni, Sonnen, Agrihub e altri sono ridimensionati o abbandonati, come il caso del progetto "Biometano da scarti agricoli", su cui ritorneremo nei prossimi giorni, finanziato per 16 milioni di euro e fermo nonostante imprese abbiano deciso di andare avanti investendo proprie risorse".





