Caso Lomuti: botta e risposta tra Gianni Leggieri, già consigliere regionale pentastellato, e le attuali consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, e lo stesso Lomuti.
Durissimo il giudizio di Leggieri su Lomuti: "L’era Lomuti finisce com’era iniziata: con un grande fallimento. E non mi riferisco soltanto al tracollo elettorale che negli ultimi anni ha progressivamente ridotto il Movimento 5 Stelle lucano a una presenza sempre più marginale nelle istituzioni. Il fallimento più grave è stato prima di tutto interno. È stato un fallimento politico, etico e morale. Il fallimento di un Movimento che era nato per dare voce ai cittadini e che invece è stato trasformato in una comunità di tifosi, spettatori passivi di un palazzo che brucia mentre nessuno sembra accorgersi nemmeno dell’odore di fumo.
Il Movimento 5 Stelle era nato con un’idea semplice: prima di parlare si ascolta. E si ascolta molto. Le decisioni nascevano dal confronto, dal territorio, dalla partecipazione. Non era un partito costruito attorno alle fedeltà personali, ma una comunità politica che premiava la partecipazione e la responsabilità. Quella stagione si è progressivamente chiusa negli anni della gestione Lomuti.
Da allora il Movimento in Basilicata ha iniziato una lenta ma costante parabola discendente. Il Movimento che nel 2018 rappresentava una forza politica centrale nella regione è stato progressivamente svuotato dall’interno. I comuni amministrati sono scomparsi uno dopo l’altro. Le divisioni interne sono state affrontate con veti e chiusure invece che con il confronto. Le scelte politiche sono state spesso condotte in solitudine, senza il coinvolgimento reale della base. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un susseguirsi di sconfitte elettorali che hanno portato il Movimento dalla centralità politica all’irrilevanza.
Il capolavoro politico di questa gestione è arrivato alle elezioni regionali, con trattative infinite, veti incrociati, alleanze costruite e distrutte e una gestione delle liste che ha finito per allontanare ulteriormente il Movimento dal territorio. Il risultato è stato un crollo dei consensi e la vittoria, per la seconda volta, del centrodestra. L’epilogo di questa parabola è arrivato con le elezioni provinciali di Potenza. Nessun rappresentante eletto. Non è soltanto una sconfitta elettorale. È la certificazione di un fallimento politico che si è consumato nel tempo.
Negli anni ho denunciato più volte questa deriva, anche quando ricoprivo il ruolo di capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale. L’ho fatto pubblicamente, con chiarezza e con senso di responsabilità. Ma quella voce è stata spesso isolata, liquidata come polemica interna, talvolta persino accusata di lesa maestà. Oggi i fatti parlano da soli. Se davvero si vuole voltare pagina non può bastare il passo indietro del coordinatore regionale. Quando una stagione politica si chiude con un fallimento così evidente, il problema non riguarda soltanto il vertice ma l’intera struttura che ha sostenuto e difeso quella gestione.
In questi anni abbiamo assistito anche a una prassi che stride apertamente con i principi fondativi del Movimento. Il cumulo di incarichi istituzionali e di partito, con figure che contemporaneamente ricoprono ruoli di consiglieri regionali, consiglieri comunali e coordinatori territoriali, rappresenta una distorsione evidente rispetto allo spirito e alla lettera dell’articolo 3 del Codice etico del Movimento 5 Stelle. Un principio che doveva garantire sobrietà, equilibrio e separazione dei ruoli e che invece è stato progressivamente svuotato di significato.
Se davvero si vuole ricostruire credibilità politica non basta cambiare il nome di chi sta al vertice. Occorre avere il coraggio di rimettere in discussione un’intera organizzazione che negli ultimi anni si è dimostrata fallimentare. Ora si apre una nuova fase. A chi prenderà il suo posto spetterà l’onere, tutt’altro che semplice, di provare a rimettere in piedi un Movimento che negli ultimi anni ha perso non soltanto consenso elettorale, ma soprattutto identità e credibilità.
Il Movimento 5 Stelle deve molto alla Basilicata. E la Basilicata, per molti anni, ha creduto nel Movimento. Ma la fiducia dei cittadini non è una rendita eterna. Va meritata ogni giorno, con serietà, coerenza e rispetto delle regole. Se questo cambiamento non arriverà davvero, il rischio è che l’era Lomuti non venga ricordata soltanto come una parentesi politica fallimentare, ma come il momento in cui il Movimento 5 Stelle in Basilicata ha iniziato a smettere di esistere".
La replica di Araneo, Verri e Lomuti: " Per settimane, mesi, abbiamo taciuto di fronte alla diffusione scriteriata di comunicati stampa da parte dell’ex capogruppo del M5s Basilicata Gianni Leggieri e lo abbiamo fatto nel rispetto della persona e dello spazio politico condiviso per anni, perché per noi persone, ideali e progetti collettivi hanno valore.
Abbiamo taciuto nel rispetto della forza politica, il Movimento Cinque Stelle, a cui apparteniamo e nel rispetto delle tante persone perbene che l’hanno costruita e animata e che ancora, giorno dopo giorno e faticosamente sui territori, se ne prendono cura. Ora, tuttavia, la misura è colma e rimanere in silenzio significherebbe consentire al sedicente paladino dei valori del Movimento di continuare a infangare la forza politica che gli ha permesso di servire la Regione Basilicata per dieci anni.
E per dieci anni tutto sembrava andare bene, finché il vincolo del secondo mandato non si è frapposto fra l’allora capogruppo del Movimento e le ambizioni personali. All’interno del Movimento si era aperta la discussione sul superamento del secondo mandato, ma non c’era tempo da perdere per il consigliere Leggieri, meglio candidarsi altrove, in altra lista, piuttosto che restare coerenti con i valori del soggetto politico rappresentato per anni. Così, il virtuoso Leggieri sveste i panni del pentastellato e indossa la casacca di Basilicata Casa Comune, pur di provare a giocare il terzo campionato. In tutto questo, nessun confronto con la fatidica base, a cui oggi l’audace ex consigliere si appella (magari con l’ambizione di diventare il nuovo coordinatore del M5s!).
L’elettorato, però, non sembra aver apprezzato il salto della quaglia e Leggieri non ce la fa. Ora, non sappiamo se l’ex consigliere abbia rinnovato la tessera di BCC o se risulti ancora iscritto al M5s, il fatto è che, terminata l’undicesima legislatura, Leggieri è sparito dai radar: nessuna partecipazione alle attività del gruppo territoriale di appartenenza, nessuna partecipazione alle assemblee regionali, nessun supporto alla campagna elettorale del suo Comune.
Nulla, a eccezione di qualche comunicato stampa rancoroso nei confronti del coordinamento regionale, reo, forse, di non aver avallato il cambio di casacca. Se questi sono i fatti comprovati, che fine hanno fatto i valori etici, morali e politici del M5s a cui Gianni Leggieri si richiama a ogni pie’ sospinto nei suoi comunicati al vetriolo?
Ah sì, quei valori sono stati seppelliti insieme alla richiesta di mini-vitalizio retroattivo depositata in Consiglio Regionale qualche settimana fa dal prode e integerrimo Gianni Leggieri, mentre in aula votavamo contro il provvedimento. Dunque, ben vengano le critiche politiche, la dialettica interna, il gioco delle parti e finanche le prediche, ma, almeno, che ci si assicuri di parlare dal pulpito giusto.
Alle elettrici e agli elettori lasceremo giudicare i nostri successi o fallimenti elettorali, ma una cosa la sappiamo con certezza: non abbiamo venduto e non venderemo i valori del M5s al miglior offerente, pur di avere una poltrona in più.
E continuiamo a guardare con stima e gratitudine a chi ci ha fatti sentire fiere e fieri di appartenere al M5s Basilicata, a chi non ha offeso lo spazio politico che ha rappresentato, a chi ha scelto di continuare a supportare una causa anche senza vestire i panni della rappresentanza, a chi non ha preteso ruoli in Giunta, a chi non si è fatto rimborsare le spese legali dai collaboratori per una querela ricevuta, a chi non ha cambiato casacca, a chi sai sempre da che parte trovare: grazie, Gianni Perrino.














