VOLER BENE AL NOSTRO CUORE INVESTENDO IN PREVENZIONE E BUONE ABITUDINI

Il corpo è come una macchina: quando inizia a dare dei segnali bisogna capirli e intervenire. Ma lavorando su se stessi, curando alimentazione, movimento e cattive abitudini come il fumo, si può vivere meglio e più a lungo. E - questi i dati forniti all'Auditorium della parrocchia di Santa Cecilia dal dottor Antonio Lopizzo - a stare attente devono essere soprattutto le donne. 

"Quest'anno - ha spiegato il presidente dell'associazione "Amici del cuore" - il tema è quello di sollecitare di più i cittadini che già conoscono i fattori di rischio ad assumersi la responsabilità personale di custodire questo bene che abbiamo, la salute. Chi guida una macchina deve sapere quali problemi presenta per poterla mantenere efficiente il più a lungo possibile. Lo stesso vale per il nostro corpo: dobbiamo essere attenti a conoscere i difetti che abbiamo e a curarli affinché la macchina duri sempre di più. È un bene da custodire anche per spendere di meno: quando la macchina si rompe i pezzi di ricambio costano, e con la salute è uguale; più salute significa anche risparmiare sul sistema sanitario nazionale".

"Sul sistema sanitario è enorme. In Italia ci sono ogni anno 230.000 decessi per malattie cardiovascolari, la prima causa di morte sia a livello nazionale che europeo, dove rappresentano circa il 35% dei decessi totali. La maggior parte dei decessi, il 33%, riguarda le donne, contrariamente all'immaginario collettivo, contro il 27% degli uomini. Sapere questo permette di indirizzare meglio le azioni di prevenzione verso il sesso su cui dobbiamo agire di più, quello femminile. C'è poi l'ictus cerebrale, terza causa di morte in totale dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, che colpisce prevalentemente le donne: a un anno dall'evento muore il 20-30% dei pazienti, a tre anni il 40-50%, ed è la prima causa di invalidità permanente per il 75% dei colpiti, con un forte impatto sull'economia del sistema sanitario.

La Basilicata è poi tra le prime regioni per percentuale di diabetici, la prima in graduatoria per obesità e sedentarietà, oltre a registrare un alto tasso di fumatori rispetto al resto del sud; nelle donne questi fattori si sommano con un'incidenza ancora più alta. Oltre ai fattori di rischio comuni, la donna presenta elementi specifici: dopo la menopausa perde la protezione estrogenica e l'intero sistema cardiovascolare peggiora. Sul piano sociale, ai molteplici ruoli di madre, moglie e nuora corrispondono carichi che aumentano notevolmente i livelli di stress. Si aggiungono patologie come l'ovaio policistico e la sindrome metabolica (obesità, ipertensione, insufficienza renale) che incidono in misura maggiore sul sesso femminile. Esiste infine un fattore legato alle condizioni economiche e alla povertà, che rende più difficile l'accesso alla prevenzione, alla diagnostica e alle cure a pagamento".

 


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