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IL DIALETTO POTENTINO TRA RADICI E FUTURO

Il dialetto è una lingua viva, in costante evoluzione e portatrice di un immenso patrimonio culturale. Troppo spesso considerato una risorsa esclusivamente orale, il vernacolo rischia di perdere la propria memoria storica se non trova forme di codificazione capaci di preservarlo nel tempo. In quest’ottica, perfino le pagine di un fumetto simbolo del costume nazionale come Topolino possono trasformarsi in un inaspettato e prezioso laboratorio per la tutela delle parlate locali. Ne abbiamo parlato con Potito Paccione, docente di Linguistica generale all’Università di Napoli Federico II, coinvolto nel progetto di divulgazione promosso dalla casa editrice Panini.

“Una lingua è più forte quando è tramandata anche per via scritta e non solo per via orale - spiega Paccione - Un dialetto che ha la possibilità di essere trascritto assume una forza maggiore”.

Scrivere il dialetto richiede tuttavia scelte metodologiche precise. Come spiega il docente, l'approccio ideale consiste nell'adottare in linea di massima l'alfabeto italiano per garantire familiarità a chi legge, intervenendo con grafemi specifici solo dove compaiono fonemi tipici del dialetto privi di un corrispondente nella lingua nazionale, così da non destabilizzare il lettore.

La questione assume un rilievo ancora più singolare nel caso del dialetto potentino. Capoluogo di una regione meridionale come la Basilicata, Potenza custodisce una parlata di ceppo settentrionale, caratterizzata da tratti galloitalici. Questa particolare collocazione geografica e storica ha esposto il potentino a inevitabili contaminazioni con le parlate circostanti, orientandolo verso trasformazioni progressive. “Per chi è affezionato a un dialetto un pochino più conservativo, sarebbe bello operare in seno alla salvaguardia di questi tratti galloitalici”, evidenzia Paccione, ribadendo come la consapevolezza linguistica sia il primo strumento per la tutela delle proprie radici.

Proprio in quest'ottica si inserisce un'iniziativa di divulgazione scientifica e culturale a cui il linguista ha preso parte occupandosi della trascrizione e traduzione in dialetto potentino di una storia del celebre giornalino Topolino.

Operazioni di questo tipo dimostrano come anche i media popolari possano diventare veicoli di conservazione e promozione linguistica. Mostrare che il dialetto può essere letto, codificato e applicato a contesti inediti permette, infatti, di avvicinare anche le giovani generazioni alla propria identità locale. Tenere ferme le radici, del resto, richiede l'utilizzo di tutti i mezzi a disposizione per mantenerle vive.

 

 


 

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