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TICKET SULLE RICETTE FARMACEUTICHE: NON SI PLACA LA PROTESTA DEI SINDACATI

Ticket da 2,50 euro: non si placa la protesta di Cgil, Cisl e Uil, che questa mattina, 31 agosto 2026, hanno manifestato davanti al palazzo della Giunta regionale. I sindacati chiedono l'immediato ritiro del provvedimento e l'apertura di un tavolo di confronto con le parti sociali.

La decisione della Giunta di istituire un ticket di 2,50 euro sulle ricette è stata bollata come inaccettabile dai segretari generali Fernando Mega (Cgil), Vincenzo Cavallo (Cisl), Vincenzo Tortorelli (Uil), Angelo Summa (Spi Cgil), Giuseppe Amatulli (Fnp Cisl), Carmine Vaccaro (Uil Pensionati) sindacati. Una scelta che secondo i sindacati "peserà ulteriormente sulla spesa dei lucani, già fortemente provati dal caro vita, andando ad incidere specialmente sulle persone vulnerabili e sugli anziani che hanno bisogno di cure costanti".

I massimi rappresentanti di Cgil Cisl e Uil hanno fatto presente che il provvedimento riguarderà oltre il 60 per dei lucani, a fronte del 30 per cento circa di esentati, cosa che in una regione con gli stipendi tra i più bassi d'Italia, avrà un impatto fortissimo. 

Per i sindacati la spesa farmaceutica va contenuta con altri strumenti, ad esempio con una appropriatezza prescrittiva e un maggiore utilizzo di farmaci equivalenti, "comportamenti e scelte che non dipendono certamente dai pazienti, quanto piuttosto dai soggetti prescrittori, medici ospedalieri, ambulatoriali e medici di famiglia.

Accanto ai sindacati confederali si sono schierati i Giovani Democratici della Basilicata che, nel dichiarare la piena adesione alla manifestazione sindacale odierna, hanno detto: "La salute delle persone non è una posta di bilancio come le altre, né una casella Excel sulla quale scaricare l’incapacità di governo. Il ticket fisso di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche è una tassa sulla malattia che colpirà soprattutto anziani, persone bisognose di cure costanti e famiglie già provate dal caro vita."

 E ancora: "«Dopo sette anni di sbandate è giunta l'ora di assumersi qualche responsabilità: se i conti non quadrano, si faccia trasparenza senza sottostimare i numeri. Oggi i sindacati hanno denunciato che la popolazione chiamata a pagare la nuova tassa supera il 55% dei lucani, e non il 30% ventilato da Latronico» insistono Di Geronimo e Lopergolo. «È tempo che i sacrifici li faccia chi può farli e non sempre chi è già in difficoltà. Il mini-ticket è una misura regressiva e inumana, che grava su anziani, ammalati e famiglie stremate dall'inflazione. Deve essere revocato immediatamente. Se ha bisogno di soldi, la Regione rimoduli i suoi bonus secondo criteri di progressività e limiti le spese superflue per iniziative spot: la priorità è la salute dei cittadini".

Insieme ai sindacati anche la maggioranza del consiglio comunale di Potenza. Loredana Costanza, assessore alla programmazione del Comune di Potenza, presente questa mattina insieme ad assessori e consiglieri del Comune di Potenza, al presidio indetto da sindacati e forze politiche davanti alla sede della regione Basilicata: "“La sanità pubblica deve garantire universalità e accessibilità, non introdurre nuove barriere economiche. Per questo condivido la mobilitazione contro il ticket e condivido la richiesta di tanti  alla Regione Basilicata di ritirare questa misura. La salute è un diritto costituzionale, non una voce di bilancio sulla quale fare cassa. Sono certa che su questo i lucani faranno opposizione  netta e senza ambiguità”.

 

 


 

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