ODYSSEY, UN PONTE TRA STORIA LUCANA E CONTEMPORANEITÀ

Tra i frammenti della civiltà lucana e le tensioni della contemporaneità si riapre una ferita antica: quella del viaggio, del confine, dell’abbandono. Al Museo Archeologico Provinciale di Potenza trova casa “Odyssey, la danza delle Basilisse”, il progetto dell’artista G.Olmo Stuppia, curato da Leonardo Ruvolo, nuovo capitolo della saga Sposare la notte.

Una costellazione di 12 opere che non si limita ad abitare le sale del museo, ma entra in un dialogo profondo con i reperti che raccontano il passato del territorio, creando un ponte ideale tra la storia antica e le fratture del presente.

Il progetto, prodotto nell’ambito del PAC 2025 vinto dalla Provincia di Potenza, parte da una riflessione legata al senso della diaspora, non solo storica, ma anche quella quotidiana fatta di migliaia di giovani che abbandonano l'Italia in cerca di un futuro diverso, lasciando dietro di sé un vuoto profondo.

"Più di 5.000 sono i ragazzi partiti solo l'anno scorso: laureati, giovani in cerca di un futuro che in qualche modo lasciano delle ferite", spiega l'artista G.Olmo Stuppia. "Poi qualcuno torna, come abbiamo fatto noi, altri invece vanno ad arricchire altri luoghi. Su questo tema si innestano tantissime risonanze e lo sguardo continuo tra resto archeologico, scultura e cinema contemporaneo. Bisogna avere il coraggio di perdersi nell'indicibile, nell'eterno navigare dell'essere."

A rendere l'esposizione singolare è la stretta collaborazione interdisciplinare che ha guidato l'intero processo per far dialogare i linguaggi del passato e del presente.

Come spiega l'architetto Gloria Bernardi, le sculture contemporanee di Stuppia portavano già nella loro matrice originaria un legame genetico con il mondo classico e il concetto di frammento:

"Questa commistione tra le opere del Museo Archeologico di Potenza e quelle acquisite nasce dalle opere stesse e da uno stretto lavoro di squadra. Le opere di G.Olmo Stuppia nascono attraverso l'elemento del resto, della storia classica e occidentale. Le testimonianze della civiltà lucana e greca conservate nel sottosuolo potentino condividono con queste sculture una strada parallela."

L'allestimento è stato quindi studiato nei minimi dettagli per posizionare le opere contemporanee in modo da generare continui rimandi semantici con i reperti. Le nuove installazioni non soffocano il patrimonio antico, ma ne riattivano il potenziale evocativo, creando veri e propri campi di forza visivi capaci di svelare significati inediti per il visitatore.

Odyssey, si presenta così come un dispositivo politico e poetico al tempo stesso. In un'epoca segnata da barriere e diaspore continue, l'arte ci ricorda che l'umanità è da sempre in perenne navigazione e che, per ritrovare il senso della propria storia, occorre prima avere il coraggio di perdersi.


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