Ridisegnare l'identità del sindacato per dare risposte concrete a una società stravolta dalle transizioni geopolitiche, tecnologiche e climatiche. Con questo obiettivo si è aperta l’Assemblea generale della CGIL Basilicata, segnando l’avvio ufficiale del percorso di aggiornamento del Programma fondamentale. Un cammino di discussione e partecipazione che accompagnerà l’organizzazione verso la Conferenza di programma e, successivamente, al Congresso nazionale. Al centro del dibattito: la transizione digitale, la vertenza Stellantis, l'emergenza demografica e il dramma del lavoro povero in una regione che rischia lo spopolamento.
Istituito nel 1991 dall'allora segretario generale Bruno Trentin, il Programma fondamentale rappresenta la "bussola" della CGIL: l’insieme dei valori e degli obiettivi volti all'affermazione dei diritti civili e sociali nel lavoro, nello Stato sociale e nella cittadinanza. Oggi, a distanza di trentacinque anni, quella bussola ha bisogno di essere ricalibrata per orientarsi nel mondo del 2026. Il Programma fondamentale definisce la CGIL non come una semplice somma di categorie o corporazioni, ma come un Sindacato Generale e Politico. Autonomo ma non indifferente ai grandi temi della pace, dell'uguaglianza e della democrazia, il sindacato si propone di superare lo scarto tra le dichiarazioni di principio e la pratica contrattuale quotidiana.
Di fronte alle grandi trasformazioni globali, l'esigenza di aggiornare questa carta dei valori è più urgente che prima. Come spiegato da Serena Sorrentino, presidente della commissione nazionale per il Programma fondamentale l'innovazione digitale, l'intelligenza artificiale, la transizione climatica (con le conseguenti emergenze legate alla salute e alla sicurezza sul lavoro per le ondate di calore) e il declino demografico stanno cambiando il volto di interi continenti.
La traduzione territoriale di questa grande sfida globale trova in Basilicata un terreno estremamente fertile, ma anche drammaticamente fragile. La relazione del segretario generale della CGIL Basilicata, Fernando Mega, fotografa una regione in forte affanno economico e sociale.
I dati Istat e della Banca d'Italia descrivono un'economia stagnante e in ritardo persino rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno.
Nel Mezzogiorno i giovani tra i 18 e i 35 anni sono scesi dai 4,1 milioni del 2019 ai circa 3,8 milioni nel 2026 (una perdita di oltre 313 mila persone). A Potenza si registrano picchi di perdita di popolazione giovanile del 12%.
La retribuzione annua lorda media di un lavoratore lucano è di 27.232 euro, contro i 31.856 euro della media nazionale (un divario negativo di -14,5%, pari a 4.624 euro in meno all'anno). Secondo i dati Caritas, infine, il fenomeno del "lavoro povero" e sottopagato impedisce ormai a moltissime persone persino di potersi pagare le cure mediche necessarie.
"Bisogna andare oltre il racconto in modo pragmatico", ha incalzato Mega. "La Basilicata ha bisogno di investimenti industriali seri, di infrastrutture vere all'altezza dei tempi moderni, ha bisogno di risposte e non più di parole. I giovani non se ne vanno solo per ambizione, ma perché altrove trovano contratti stabili, retribuzioni dignitose e servizi di welfare che qui mancano."
Il segretario regionale ha passato in rassegna le crisi industriali che stanno colpendo il territorio: dalla complessa transizione dell'automotive che investe lo stabilimento Stellantis di Melfi, fino alla vertenza Callmat – che evidenzia i rischi occupazionali legati all'uso deregolamentato dell'intelligenza artificiale – e alla crisi del Salottificio, dove le logiche del profitto continuano a schiacciare l'etica del lavoro.
Un capitolo centrale della relazione ha riguardato la politica energetica. La posizione della CGIL Basilicata sulla localizzazione del sito nazionale di scorie nucleari è netta: "La Basilicata ha già dato e non può essere la discarica d'Italia. Siamo pronti a una nuova Scanzano se necessario." Il sindacato contesta decenni di sfruttamento petrolifero in Val d'Agri che non hanno prodotto né ricchezza duratura né occupazione stabile strutturata, lasciando la regione dipendente dal fossile. La transizione ecologica, secondo la CGIL, deve invece diventare una straordinaria opportunità industriale attraverso una pianificazione pubblica e partecipata, investendo sulle energie alternative.
Per contrastare questa deriva, la CGIL Basilicata propone un pacchetto di interventi immediati: Valorizzazione del contratto collettivo nazionale e contrasto netto ai "contratti pirata"; introduzione di ore di studio e aggiornamento professionale retribuite all'interno dell'orario di lavoro ordinario; sostegno attivo alla raccolta firme per le leggi di iniziativa popolare su sanità pubblica e tutele negli appalti; politiche abitative per calmierare i costi e potenziamento dei servizi di supporto alla genitorialità, come gli asili nido.
La CGIL Basilicata rilancia con forza la richiesta di aprire una "Vertenza Basilicata" permanente presso i ministeri competenti del Governo nazionale, criticando l'immobilismo e la "narrazione del tutto a posto" portata avanti dalla giunta regionale.
Il percorso per il nuovo Programma fondamentale parte, quindi, alla consapevolezza che, per salvare la Basilicata dal declino demografico e industriale, serve una forte alleanza tra istituzioni, forze sociali e mondo del lavoro, tenendo i piedi ben piantati nella storia ultracentenaria del sindacato ma con lo sguardo rivolto al futuro.














