Si è concluso, con la consegna degli attestati finali, il corso di formazione per formare nuovi tutori volontari per minori stranieri non accompagnati. Avviato nei primi giorni di giugno, il percorso formativo ha subito un'accelerazione per rispondere a un'esigenza concreta del territorio. A organizzare e coordinare il corso, l'Ufficio della Garante per l'Infanzia e l'adolescenza, guidato da Rossana Mignoli.
"La classe dei partecipanti - ha spiegato la Garante - si è distinta per una forte varietà dal punto di vista lavorativo, sociale e culturale, riuscendo a coprire entrambe le province della regione. All'inizio del percorso sono state presentate 27 domande di ammissione e, al termine delle lezioni, sono stati 24 i corsisti che hanno conseguito l'attestato finale. Per esercitare il ruolo nel concreto, il passo successivo per i diplomati sarà l'iscrizione all'apposito albo tenuto dal Tribunale per i minorenni (nello specifico, il tribunale di Potenza per i minori)".
Sebbene la situazione attuale non sia emergenziale - ha spiegato Mignoli - emerge una chiara necessità di incrementare il numero di figure disponibili, poiché oggi molti tutori si trovano ad accompagnare più ragazzi contemporaneamente e la norma prevede un massimo di 3 minori per ogni tutore.
L'ingresso di nuove figure, quindi, mira a garantire una maggiore stabilità ai minori, offrendo loro non solo un rappresentante legale, ma un punto di riferimento e un confidente. I ragazzi continuano a vivere nelle comunità preposte, ma il legame con il tutore – quando si crea la giusta sintonia – genera benefici diretti sul loro benessere psicofisico, protraendosi spesso anche oltre il superamento della maggiore età.
Il percorso formativo - ha spiegato Mignoli - ha affrontato la figura del tutore da molteplici punti di vista, integrando competenze giuridiche, culturali, pedagogiche e sociali. Tuttavia gli elementi fondamentali restano la grande umanità e la volontà dei corsisti nel supportare persone che arrivano sul territorio senza genitori, in situazioni complesse e talvolta con un background traumatico.
Molto motivati ed entusiasti i tutori che, a fine corso, hanno ricevuto l'attestato e ora dovranno decidere se iscriversi o meno all'Albo regionale.
"L'attività dei tutori - ha spiegato Ugo Bruno Gambardella - si inserisce in una rete territoriale attiva che coinvolge i sindaci, le parti sociali e le strutture messe in piedi dal Comune. Il supporto fornito è sia amministrativo sia di accompagnamento nelle esigenze quotidiane e basilari del minore, con l'obiettivo di garantire la stessa linea di sviluppo di un ragazzo non straniero. Tra i compiti pratici: l'iscrizione a scuola per l'apprendimento della lingua italiana; il disbrigo delle pratiche burocratiche presso le strutture comunali, come il rilascio dei documenti e della carta d'identità".
La figura del tutore volontario risponde a una normativa che affonda le sue radici nella legge Zampa e nelle successive direttive europee, che hanno imposto a ogni Paese di dotarsi di questi presidi.
A motivare i partecipanti la voglia di essere cittadini attivi e responsabili, "con la speranza che i ragazzi possano trovare un futuro e un'accoglienza reale" in una terra che, spesso - ha concluso Mignoli - rappresenta solo un luogo di passaggio.














