L'esperienza recente del referendum sulla giustizia ha dimostrato in modo inequivocabile il peso delle giovani generazioni. Una fetta significativa di popolazione giovanile si è recata alle urne con una forte determinazione e l'ansia di esprimere il proprio voto, dimostrando di poter influire in modo decisivo su riforme cruciali per l'ordinamento giudiziario e la Costituzione italiana.
Nasce anche da questa consapevolezza la campagna "Voto 16" che è stata presentata ufficialmente in Basilicata nella sala Aldo Moro del Consiglio regionale della Basilicata.
Presente all'iniziativa il movimento Primavera giovanile Basilicata - rappresentata dal presidente Michelangelo Maio e dal segretario Italo Marsico, anche il coordinatore nazionale della campagna, Fabio Signoretta.
Troppo spesso - ha spiegato Marsico - il rapporto tra le nuove generazioni e la classe politica si riduce a un puro e formale rapporto di rappresentanza. I giovani vengono invitati a presenziare a eventi e cerimonie pubbliche, ma restano sistematicamente esclusi dai processi decisionali concreti che gli enti locali, le Regioni e lo Stato centrale vanno ad adottare. Per evitare che il ruolo della gioventù rimanga confinato a una mera facciata, è indispensabile garantire loro un apporto e un'influenza reali, che all'interno di un sistema democratico si traducono nell'esercizio del diritto di voto e nella partecipazione elettorale.
E, secondo Signoretta, anticipare il diritto di voto attivo ai sedicenni produrrebbe un effetto virtuoso sulle istituzioni scolastiche, costringendole a strutturare programmi di educazione civica molto più mirati e focalizzati sulla partecipazione democratica. Esiste inoltre un evidente corto circuito normativo: in Italia un sedicenne può legalmente decidere di abbandonare la scuola, può firmare un contratto di lavoro regolare e deve rispondere penalmente delle proprie azioni davanti alla legge. L'unica facoltà fondamentale che gli viene negata è proprio quella di scegliere democraticamente i propri rappresentanti.
Questioni fondamentali come la tutela dell'ambiente, il diritto all'abitare, l'efficienza della scuola, l'università e la ricerca scientifica diventerebbero centrali nel dibattito pubblico se si portasse l'età del voto a 16 anni.
Soprattutto, la presenza elettorale dei giovani imporrebbe un freno alla produzione di debito pubblico improduttivo, i cui costi vengono sistematicamente scaricati sulle prossime generazioni. Non si tratta di richiedere corsie preferenziali, quote bloccate o privilegi particolari, bensì di permettere ai giovani di scegliere liberamente chi deve rappresentarli nei Consigli comunali, in quelli regionali e in Parlamento, orientando così le risorse della legge di bilancio verso investimenti concreti per la vita quotidiana".














