Mentre all'interno del Grande Albergo di Potenza si svolgeva il convegno dal titolo "Opportunità del deposito unico di scorie radioattive in Basilicata", all'esterno un presidio di cittadini, sindacati, partiti e associazioni ha gridato il proprio "no" a quella che è stata definita come l’ennesima operazione calata dall’alto.
Ad essere contestato è non solo il merito della proposta energetica, ma anche il metodo democratico, accusando il governo di voler imporre una transizione ecologica di facciata che nasconde vecchie logiche di sacrificio territoriale.
Angelo Summa, Segretario Generale dello Spi Cgil, ha commentato l'iniziativa ospitata nel capoluogo come del tutto estranea alle soggettività politiche locali e calata dall'alto; un'operazione gravissima sulla testa dei lucani, il cui vero interesse è ancora una volta quello di sfruttare la Basilicata come terra di scorie. Summa ha poi rimarcato che il territorio ha già dato tantissimo in termini energetici e che è giunto il tempo di utilizzare le royalty del petrolio, con cui Eni e altre compagnie fanno profitto, per costruire un modello di sviluppo alternativo basato sulle rinnovabili. La Basilicata, ha concluso, non può essere espropriata della propria democrazia decisionale: i cittadini devono svolgere una funzione attiva e costruire il proprio punto di vista, proprio come dimostrato dalla mobilitazione in piazza.
In prima linea c'erano anche le istituzioni locali direttamente coinvolte nella mappatura dei siti idonei, rappresentate tra gli altri da Viviana Cervellino, sindaca di Genzano di Lucania, comune nel cui territorio sono state individuate cinque aree idonee. La prima cittadina ha spiegato che la presenza al presidio serve a ribadire la totale contrarietà della sua comunità e di tutti i colleghi sindaci che vivono la medesima situazione. Da anni, ha spiegato, le amministrazioni lavorano per informare scientificamente la cittadinanza sui rischi reali di un deposito unico in Basilicata. A lasciare perplessi in questi anni, però, ha denunciato la sindaca, è soprattutto la mancanza di informazione sulle scorie ad alta intensità, una parte del progetto che viene opportunamente mascherata e non discussa, usando lo scudo della temporaneità per evitare una regolamentazione precisa. Per questo il territorio chiede a gran voce più rispetto e dignità.















