A Vaglio Basilicata, in contrada Rossano, c'era il santuario dedicato alla dea Mefite. Era stato costruito dagli Osco-Lucani e, nel corso degli scavi fatti dal 1966 al 2001, sono emerse 59 iscrizioni in quella che è la nostra lingua madre, la lingua Osca.
Si tratta di atti amministrativi, dediche pubbliche e private con il nome di chi chiede una grazia e quello della divinità cui è dedicata. Quelle iscrizioni, che costituiscono un Corpus unico, furono trovate da un giovane ricercatore francese, Michel Lejeune, che sulla fine degli anni Sessanta si appassionò a questi luoghi e a quelle iscrizioni. Fu lui a tradurle dall'osco al francese e oggi, nel libro di Italo Cernera e Franco Villani, "La dea mefite di Rossano di Vaglio", quelle iscrizioni tornano a vivere e a parlarci.
"Per la prima volta - ha spiegato Villani - ci permettono di qualificare "Mefite" come dea della Vita, generosa di beni e fertilità, "Dea delle fresche sorgenti d'acqua a cui si offrivano doni e suppliche".
Il libro è stato presentato nella Galleria civica "Cosenza" dai due autori, dall'assessore alla Cultura del Comune di Potenza, Roberto Falotico e dallo scrittore Paolo Cioffi.
Dai ritrovamenti emerge che il culto per Mefite, dea tipicamente osca, si innestava su quello della Dea Madre celebrata nei menhir, nei recinti sacri (cromlech), sui sedili/altari di pietra secondo un culto diffuso da millenni nelle valli lucane.
Ed emerge anche che i muri del Santuario sono stati ricostruiti almeno due volte.















