"Difendiamo la Costituzione" è il tema dell'incontro promosso al park Hotel di Potenza da Cgil Basilicata, Spi Cgil Basilicata e Cgil Potenza: cinque motivi per votare no, illustrati da ospiti come Benedetta Tobagi, scrittrice e conduttrice radiofonica; Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No nel referendum costituzionale; Gabriella Reillo, presidente della Corte d'Appello di Potenza; la segretaria generale dello Spi Cgil nazionale Tania Scacchetti e il segretario Cgil nazionale Christian Ferrari.
Al cospetto di un folto pubblico, i convenuti hanno illustrato le ragioni del No al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo: "minaccia all'autonomia e all'indipendenza della magistratura"; "nessun a soluzione ai problemi della giustizia che gravano sui cittadini"; "snaturamento della pubblica accusa"; "riforma approvata senza condivisione e in tempi strettissimi"; "dichiarazioni pubbliche del governo che fanno temere per l'indipendenza della magistratura".
"Le nostre ragioni - ha detto Bachelet - soni quelle di una comunità che vuole che la legge resti uguale per tutti e che i diritti dei cittadini siano tutelati da giudici imparziali e dai una magistratura autonoma e indipendente". Benedetta Tobagi ha spiegato che "la modifica della costituzione mette a rischio l'indipendenza della magistratura scardinando il Csm. Noi vogliano una magistratura autonoma che tuteli i più deboli".
I segretari generali Fernando Mega (Cgil Basilicata), Angelo Summa (Spi Cgil Basilicata) e Vincenzo Esposito (Cgil Potenza) hanno ribadito la posizione: "La Legge Meloni/Nordio stravolge la Costituzione e mette a rischio l’autonomia della magistratura, compromettendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato. L’obiettivo è preciso: sottoporre la magistratura al condizionamento del governo e indebolire i controlli su chi esercita il potere. La legge Meloni/Nordio, con autonomia differenziata e premierato, è parte di un disegno più ampio di profondo e radicale cambiamento della nostra Repubblica democratica. Il risultato è una giustizia dura con i deboli e indulgente con i potenti".
Per la Cgil, inoltre, si tratta anche di una riforma "inutile, perché la separazione tra pm e giudici c’è già: dopo la riforma Cartabia del 2022, le due funzioni sono separate e meno dell’1% dei magistrati passa dall’una all’altra. È evidente che siamo di fronte a una “controriforma” il cui cuore non è, come si vuole far credere, la separazione delle carriere dei magistrati. Il cuore della legge è l’attacco a uno dei principi fondanti della Costituzione: la separazione e l’equilibrio tra poteri dello Stato".














