DONNE E CARCERE: TRA TUTELA DEI DIRITTI E PERCORSI DI RISCATTO

Non dimenticare i diritti di chi vive dietro le sbarre. Con questo spirito l'ADGI di Potenza ha promosso un incontro dedicato alla realtà delle donne in carcere. Un'occasione per riflettere su sovraffollamento, maternità e reinserimento sociale.

L’evento, organizzato in prossimità dell’8 marzo, ha acceso un faro su una realtà complessa, dove la privazione della libertà si intreccia con le sfide della maternità e del reinserimento sociale.

Ad aprire i lavori è stata l’avv. Giuseppina Sabbatella, Presidente dell’ADGI Potenza, che ha spiegato la scelta di spostare l’attenzione su un tema spesso trascurato:

"Ci occupiamo di parità, ma quest'anno abbiamo voluto guardare a chi vive tra le mura carcerarie. I problemi sono tantissimi: dal sovraffollamento al dramma delle detenute madri che vivono la pena insieme ai figli minori. Il nostro scopo è tenere alto il dibattito per un futuro che sia davvero garantista dei diritti costituzionali e umani."

La dott.ssa Paola Stella, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Potenza, ha tracciato un quadro della sezione femminile della casa circondariale di Potenza che conta circa 15 posti per detenute perlopiù per reati comuni. A livello nazionale, la scarsa presenza numerica delle donne porta spesso a una carenza di investimenti e attività specifiche, lasciando il mondo femminile penitenziario "abbandonato a se stesso".

L’avv. Irma Conti, Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà e Presidente Nazionale ADGI, ha sottolineato l'urgenza di passare dalle intenzioni alla concretezza. "C’è molta attenzione in questo momento, ma va concretizzata," ha dichiarato Conti, rimarcando come il sistema penitenziario attenda da troppi anni un cambiamento reale per garantire l'effettiva rieducazione e il reinserimento sociale.

Il carcere, per le donne, rappresenta una frattura affettiva ancora più profonda rispetto agli uomini. Un concetto ribadito dal dott. Paolo Pastena, Direttore della Casa Circondariale "A. Santoro" di Potenza:

"L’interruzione dei rapporti con l’esterno per una donna è un riflesso negativo particolarmente acuto. Il carcere deve fare leva sull'apporto che viene dal territorio. In questo, la Basilicata dimostra una grande sensibilità: la rete tra istituzioni e organizzazioni è la strada giusta per offrire un futuro migliore."

 


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