Oltre vent’anni sono passati dall’istituzione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) dell’area industriale di Tito scalo, ma per la sua bonifica non è terminata Anzi, siamo solo agli inizi. Questa la denuncia di Legambiente e di altre associazioni che hanno dato vita ad una iniziativa di sensibilizzazione.
La campagna nazionale "Ecogiustizia subito - in nome del popolo inquinato" ha fatto tappa in Basilicata per riaccendere i riflettori sulla vicenda delle aree ex Liquichimica ed ex Daramic. Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani: "Quella di Tito è una delle 42 storie di siti di interesse nazionale considerati prioritari dal ministero dell'Ambiente e dal Paese per l'inquinamento causato dalle attività industriali, inseriti in un programma per rendere più spedite le bonifiche. Tito è stato perimetrato 23 anni fa ma siamo ancora alle fasi iniziali della bonifica".
Il presidente di Legambiente Basilicata, Antonio Lanorte: "Legambiente, per sensibilizzare la popolazione lucana, ha promosso insieme alle associazioni ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera un flashmob in piazza Prefettura a Potenza. Successivamente, nel corso di una assemblea pubblica al centro per la creatività Cecilia di Tito, la presentazione del “Patto di Comunità”, con sei priorità di intervento indicate dalle associazioni per restituire un futuro al “popolo inquinato”:
Le priorità.
1) Rendere immediatamente operativa la sorveglianza sanitaria per i lavoratori e i residenti (il sito dista a soli 4,5 km dal centro abitato) con programmi di prevenzione, screening e informazione pubblica.
2) Completare le attività di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica, con risorse economiche dedicate, prevenendo l’ulteriore diffusione degli inquinanti e garantendo trasparenza sui dati, monitoraggi ambientali continui e accessibili alle comunità locali.
3) Promuovere la riconversione industriale del SIN puntando su produzioni pulite, sicure, innovative, coerenti con la transizione ecologica e digitale (prediligendo settori come la meccatronica, l’automazione industriale, la componentistica per la mobilità sostenibile, le rinnovabili, il recupero/riciclo dei materiali e la gestione sostenibile dei rifiuti industriali non pericolosi).
4) Tradurre bonifica e riconversione in lavoro stabile e di qualità, con clausole sociali vincolanti e percorsi di formazione rivolti ai lavoratori locali e agli ex addetti delle attività industriali dismesse.
5) Creare una governance unitaria e stabile tra Stato, Regione, enti locali, ISPRA/ARPA e parti sociali, con tempi certi e una visione condivisa, per una riconversione industriale sostenibile che tuteli la salute e permetta lo sviluppo territoriale.
6) Promuovere la partecipazione attiva di cittadini, associazioni e imprese, per essere protagonisti nella progettazione e realizzazione di bonifica, tutela della salute e riconversione industriale.
Le associazioni promotrici dell'iniziativa denunciano: “I 57 ettari contaminati del SIN di Tito, di cui non risulta completata nessuna bonifica né dei suoli né della falda (dati MASE, marzo 2025), devono trasformarsi da piaga nazionale in laboratorio di sviluppo sostenibile, ambientale, sociale ed economico territoriale. Ci sono voluti oltre vent’anni affinché si arrivasse alla firma di un protocollo d'intesa per l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per il coordinamento delle procedure di bonifica del sito, ora non se ne aspettino ulteriori e si risolva una grave emergenza ambientale e sanitaria della Basilicata e del Paese intero.
Si proceda con urgenza all’attuazione degli interventi, a partire dalle sei priorità individuate, utilizzando anzitutto i 12 milioni di euro stanziati dal MASE nel dicembre 2024. Sia la bonifica del SIN l'occasione per attivare nuove politiche industriali nell'ottica della transizione ecologica per vincere insieme la sfida ambientale e sociale”.
Cosa si è mosso negli ultimi anni lo spiega il sindaco di Tito Fabio Laurino: "E' un percorso che negli ultimi anni ha registrato una accelerata. C'è una attività in corso sulla ex Liquichimica. Abbiamo ultimato una serie di attività di messa in sicurezza del sito Daramic che rappresenta la fonte dell'inquinamento ancora presente in quell'area e ora siamo in attesa della riconvocazione del tavolo istituzionale.
Il SIN dell’area industriale di Tito Scalo, inserito nel Programma Nazionale di Bonifica nel 2001 e perimetrato nel 2002, è stato ridotto da circa 430 a 57 ettari dopo successive riperimetrazioni (l’ultima nel 2023). Parzialmente interessato dal Torrente Tora lungo il margine settentrionale, l’area presenta una lunga storia industriale avviata alla fine degli anni Sessanta con la Chimica Meridionale S.p.A. che, al momento dell’inclusione nel SIN, risultava in gran parte dismessa, in stato di abbandono e con presenza diffusa di rifiuti.
Le associazioni hanno ripercorso la storia del sito: "All’interno del SIN ricadono l’area ex Liquichimica, già destinata alla produzione di fertilizzanti fosfatici, e l’area ex Daramic, in passato adibita alla produzione di separatori per batterie. Quest’ultima è protagonista di un rilevante procedimento giudiziario, responsabile di una grave contaminazione della falda da tricloroetilene e altre sostanze cancerogene; dopo la chiusura, l’area è passata nel 2014 alla Step One S.r.l., che non ha avviato alcuna bonifica prima del fallimento (la procedura fallimentare ad oggi non è ancora conclusa) lasciando incompleti gli interventi nonostante i fondi pubblici stanziati.
Nel giugno 2025 la Procura di Potenza ha disposto il sequestro preventivo del sito nell’ambito di un’indagine per inquinamento ambientale. Secondo l’accusa, le sostanze pericolose non sarebbero mai state rimosse, causando una contaminazione della falda oltre i limiti di legge. Sono indagate 13 persone, tra dirigenti delle società coinvolte e funzionari pubblici, per omissioni negli obblighi di bonifica e tutela ambientale e per il reato di disastro ambientale.
Dopo le prime due tappe a Piombino (Toscana) il 26 novembre e quella in Basilicata, la II edizione di “Ecogiustizia subito, in nome del popolo inquinato” prosegue il suo viaggio. Le prossime tappe: in Sardegna (Sulcis-Iglesiente-Guspinese) il 24 febbraio, in Umbria (Terni-Papignano) l’11 marzo, nel Lazio (bacino del fiume Sacco) il 15 aprile e in Friuli-Venezia Giulia (Caffaro di Torviscosa) il 14 maggio.














