NOSTRA REGINA DEI BURRONI E DELLE MOSCHE: IL LIBRO DI SAMMARTINO AL JAZZ CLUB

Mimmo Sammartino ha presentato il suo libro “Nostra regina dei burroni e delle mosche” al Jazz Club di via Torraca, a Potenza, trasformando il locale in uno spazio sospeso, intimo e condiviso, dove letteratura, memoria e impegno civile hanno trovato una voce comune.

L’incontro, arricchito dalla partecipazione della City of Peace for Children Foundation, si è configurato come un momento di comunità, un dialogo profondo sul senso delle radici e sulla responsabilità di custodirle.

Sammartino ha guidato il pubblico nel cuore poetico del romanzo, raccontando la sua protagonista: “Regina”, un’asina che attraversa la storia con la forza silenziosa degli ultimi. È un personaggio che nasce dall’amore per la terra d’Appennino e dalla volontà di dare dignità a un mondo rurale capace di nominare le cose con sapienza antica. «”Nostra Regina dei burroni e delle mosche è un canto d’amore, di terra e di disobbedienza, un canto di amicizia. Un inno contro la guerra”», ha spiegato l’autore, sottolineando come l’animale restituisca identità ai luoghi, alle erbe, ai fiori, ai fiumi.

La narrazione si fa più aspra quando Regina viene richiamata in guerra accanto al suo padrone, fino a diventare testimone della battaglia di Gorizia durante la sesta offensiva sull’Isonzo, nell’agosto del 1916. Da creatura della terra, l’asina si ritrova all’improvviso immersa nella brutalità del conflitto: «”È testimone dell’insensatezza della barbarie, di un massacro di giovani italiani e austriaci”», ha ricordato Sammartino, che nel romanzo fa percepire all’animale lo scandalo del dolore umano, l’assurdità di una violenza che non risparmia nessuno. Caricata prima di viveri e poi di armi, Regina riconosce il limite oltre il quale non si può più obbedire: pianta gli zoccoli nel terreno e diserta, compiendo un gesto fragile e insieme potentissimo di rifiuto.

Nella voce dell’autore, questo gesto assume una valenza contemporanea, diventando un invito a leggere la storia come luogo di responsabilità e pace. È qui che si intreccia la missione della “City of Peace for Children Foundation”, da anni impegnata nel dialogo e nella tutela dell’infanzia: un richiamo a rimettere al centro l’umano, i suoi legami e il bisogno di riconoscersi.

L’appuntamento al Jazz Club non è stato soltanto una presentazione letteraria, ma “un vero incontro comunitario”: un piccolo rito laico in cui il pubblico ha potuto ascoltare, interrogarsi e ritrovare, nella storia di un’asina che rifiuta la guerra, un simbolo di libertà e di appartenenza. Un’occasione per ripensare il rapporto con la natura, con la memoria e con ciò che, ancora oggi, può tenerci uniti.


 

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