È arrivato con passo leggero, ma con un bagaglio denso di vita, speranza e musica. Il maestro Giovanni Allevi, per la prima volta a Potenza, ha portato sul palco del Teatro Don Bosco non solo le sue note ma anche la sua anima.
L'evento "Filosofia e Musica" promosso da APT Basilicata in collaborazione con Twister Film e Bizart, ha riempito le sale del teatro e unito il pubblico in un silenzio profondo e commosso, rotto da applausi ed emozioni.
"Come sto? Abbastanza bene" dice, e quel “abbastanza” contiene tutto: la fatica, la rinascita, la consapevolezza. Poi si interrompe, sorride: "Che bello, si sente la voce di un bambino". È così che Giovanni Allevi comincia il dialogo, tra Filosofia e Musica, tra confessioni e riflessioni. Allevi racconta di come la malattia abbia rivoluzionato la sua percezione del mondo: «Ho sempre avuto ansia prima dei concerti, ma dopo la malattia l’ansia è sparita. Quando ti confronti con un problema come la morte, cadono tutti i condizionamenti che la società ti impone.
Tutto quello che genera ansia si dissolve». Parla con leggerezza, ma le sue parole scavano in profondità. Cita la psicologia comportamentale e tutto ciò che ha studiato e imparato dopo aver conosciuto la sofferenza. Pianista, compositore e scrittore di fama internazionale, la sua visione dell'esistenza è cambiata: "Adesso apprezzo tutto della vita, anche ciò che quotidianamente potrebbe sfuggire." E poi si lascia andare a una tenerezza disarmante: "Se mentre suono dovesse tremare la mano... che bello!".
Emerge una nuova idea di fragilità, non come debolezza, ma come nucleo più profondo dell’essere umano. Lo ha capito guardandosi allo specchio durante la malattia, riconoscendo quello stesso “buio negli occhi” descritto nell’Iliade di Omero: "Ogni volta che un eroe veniva ferito, Omero scriveva "il buio scese sui suoi occhi". Quello sguardo l’ho visto nei miei. Grazie a Omero non mi sono sentito solo. Ho capito che la fragilità non è solo mia, ma di tutti noi".
Nel racconto di Allevi la cultura stessa cambia pelle: "La cultura è un abbraccio universale". E forse è proprio questo il senso profondo della serata: un abbraccio collettivo, fatto di note e parole, che trasforma il dolore in bellezza. Allevi è riuscito a farlo davvero. Il suo Concerto per violoncello e orchestra, composto durante le terapie, è ispirato dalle lettere della parola Mieloma.
Durante l'incontro abbiamo chiesto al Maestro di raccontarci il preciso istante in cui è nata l'idea e come è riuscito a tradurla in musica. "Mentre mi spiegavano cosa fosse, per sfuggire alla disperazione mi sono concentrato su quella parola, Mieloma. Mi sono chiesto: a quali note corrisponde? Come fece Bach con il suo nome, anche io ho trasformato “mieloma” in melodia. Così è nato il mio concerto" Un’opera che racchiude la sua battaglia, il suo dolore e la sua rinascita.
Ultimo brano e poi il saluto al pubblico e un messaggio di speranza. "Da questa malattia non si guarisce mai, le statistiche dicono che non ho molto tempo. Ma io non credo alle statistiche. E rivoluzioniamo anche il significato di guarigione. Io mi sento guarito, semplicemente perché sono felice di essere qui. Il mio domani è un presente allargato, che voglio vivere il più intensamente possibile".
Alla fine del concerto, il pubblico si alza in piedi con gli occhi lucidi di emozione. Non solo per la musica, ma per la verità con cui l’ha condivisa. Giovanni Allevi, con la sua fragilità trasformata in forza, ha regalato a Potenza molto più di un concerto: ha offerto un’esperienza umana, autentica. Un invito a riconoscere la nostra stessa vulnerabilità come punto di partenza per una rinascita possibile.
















