L’usura in Basilicata esiste, anche se non sempre si vede o non si vuole vedere. Non perché il fenomeno non ci sia, ma perché spesso resta sommerso, nascosto dalla vergogna, dalla paura, dall’assenza di denunce.
A lanciare l’allarme è ancora una volta don Marcello Cozzi, presidente della Fondazione Interesse Uomo, e questa volta lo ha fatto nel corso di un incontro organizzato proprio dalla Fondazione e da Anci Basilicata nella sala B del Consiglio Regionale della Basilicata, per fare il punto sulla Carta per la Legalità, siglata con i Comuni della Provincia di Potenza un anno e mezzo fa.
«Stiamo cercando davvero di fare di tutto per sensibilizzare – ha dichiarato Don Cozzi –. Non ultimo, appunto, l’incontro di questa mattina e quel patto sottoscritto con i Comuni. Ci stiamo inventando di tutto per aiutare le persone a uscire allo scoperto, ma serve una risposta più pronta e più positiva da parte delle istituzioni.»
Un impegno quotidiano che, però, spesso si scontra con la solitudine operativa. Le richieste di aiuto sono in costante aumento: «Ne riceviamo tantissime – ha sottolineato – e questo purtroppo significa che il bisogno è reale, diffuso, e che tante persone oggi faticano ad andare avanti. Ci troviamo ad assistere famiglie con stipendi minimi, redditi troppo bassi e condizioni sempre più difficili.»
La Fondazione, attiva a livello nazionale, continua ad ampliare la propria rete. «Abbiamo aperto nuovi sportelli in Basilicata, ma anche in Calabria e in Emilia-Romagna. La nostra è una fondazione nazionale – ha ricordato Don Cozzi – e stiamo rafforzando la collaborazione con le istituzioni dello Stato»
Ma non basta. Per Don Cozzi è evidente che anche il sistema di welfare debba essere ripensato: «Abbiamo bisogno che in questo Paese cambino alcuni meccanismi. Oggi tante persone si ritrovano sole. Noi la nostra parte la facciamo, ma spesso ci ritroviamo solo a tappare i buchi.»
All'incontro ha partecipato anche il Presidente della Provincia di Potenza, Christian Giordano che ha sottolineato come: “Senza il coinvolgimento attivo dei Comuni, è impensabile costruire un argine solido contro chi vuole imporre un clima di paura e sopraffazione e contrastare un fenomeno che evolve continuamente. Se una volta l’immagine dell’estorsore era legata a minacce tangibili, oggi emergono modalità più sottili. Il ricatto psicologico, la pressione economica e l’uso manipolativo delle nuove tecnologie sono armi altrettanto pericolose, capaci di mantenere le vittime in una condizione di vulnerabilità e dipendenza. Queste nuove pratiche, meno appariscenti ma non meno devastanti, richiedono un coordinamento ancora più stretto tra istituzioni e cittadini. Come Provincia continueremo ad adempiere a quanto scritto nella “Carta per la Legalità” coinvolgendo anche gli altri sindaci del territorio.
La paura è il primo nemico della giustizia - prosegue Giordano - È doveroso lavorare per la diffusione di una cultura della legalità e, soprattutto, del coraggio di denunciare, fondamentale per spezzare questo circolo vizioso. È molto più semplice operare avallando certi meccanismi, ma dobbiamo reagire, dobbiamo opporci a questi sistemi.
Come in un grande mosaico, dove il disegno finale prende forma solo dall’unione di tutti i pezzi, per combattere la criminalità è necessario unire le forze, con la consapevolezza che ognuno di noi è un tassello indispensabile.
La promozione della legalità è una responsabilità collettiva che richiede l’impegno di tutti"





