"Di fronte a una pericolosa torsione autoritaria in Italia, così come in Europa e nel mondo, con una verticalizzazione del potere, scendiamo in piazza per chiedere che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino a essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili in ogni parte del Paese.
A partire dalla pace, contro la conversione della nostra economia in un’economia di guerra; per un fisco realmente progressivo; per un welfare pubblico e universalistico; per la riconversione ambientale del nostro sistema produttivo; per il lavoro e la creazione di occupazione di qualità; per dare una risposta all’emergenza salariale e contrastare la precarietà; per combattere le disuguaglianze e i divari territoriali, che rischiano di aumentare; per difendere la nostra democrazia costituzionale e rilanciare la partecipazione popolare”. Così il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, annunciando oggi all'assemblea provinciale le ragioni della manifestazione nazionale indetta dalla confederazione nazionale sabato 17 ottobre a Roma. Da Potenza e dalla provincia la Cgil organizzerà diversi pullman per raggiungere la capitale.
La Cgil e oltre cento associazioni, insieme alle numerose realtà della società civile, chiamano alla partecipazione e lanciano una grande mobilitazione per rilanciare con forza la necessità di un nuovo protagonismo sociale per la difesa e la piena attuazione della Carta Costituzionale.
“La Costituzione - ha spiegato Esposito - indica una strada precisa: un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull'uguaglianza, sulla pace. Questa strada è ancora la nostra Via Maestra. Oggi, però, l'Italia va nella direzione opposta. Il lavoro è più povero e precario. I salari sono troppo bassi, la ricchezza si concentra e le disuguaglianze crescono, troppe persone lavorano ma non riescono ad arrivare a fine mese. Non si investe sulla sicurezza e crescono infortuni e morti sul lavoro, una drammatica spirale che va fermata. Per migliaia di giovani l'unica possibilità di costruirsi un futuro è emigrare. Stanno smantellando la sanità e la scuola pubblica. Si taglia il pubblico a vantaggio del privato, le liste d'attesa si allungano, curarsi è sempre più costoso, manca personale, non si investe sulla non autosufficienza. Anche nell'istruzione si continuano a ridurre le risorse, mentre aumentano i divari sociali e territoriali, attraverso leggi scellerate, come quello del tetto del 30 per cento agli studenti stranieri,che ci rimandano agli anni più bui della nostra storia, quella de fascismo e delle leggi razziali.
Intanto - ha sottolineato Esposito - il sistema produttivo perde pezzi. Crisi industriali, delocalizzazioni e mancanza di investimenti mettono a rischio posti di lavoro e interi territori. La transizione ecologica, urgente per contrastare la crisi climatica in atto, viene rallentata invece di essere trasformata in un'occasione per creare buona occupazione, innovazione e sviluppo. E mentre il costo della vita è diventato insostenibile, si tagliano salari, sanità, scuola, previdenza 3 servizi pubblici per investire decine di miliardi nel riarmo.
Scenderemo in piazza per difendere la democrazia - ha concluso Esposito - La libertà di informazione va garantita e il diritto di manifestare, protestare e dissentire non può essere considerato un problema di ordine pubblico. I decreti sicurezza restringono gli spazi del dissenso; l’autonomia differenziata spacca l’Italia; la controriforma elettorale aggrava la crisi di rappresentanza, compromettendo gli equilibri istituzionali e concentrando tutto il potere nelle mani di un governo di minoranza nel Paese".



