L'Assegno Unico Universale si conferma uno degli strumenti più importanti del welfare familiare italiano. È quanto emerge dal XXV Rapporto annuale dell'INPS, analizzato dalla UIL e dal Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali, Mezzogiorno, Immigrazione, che evidenzia come la misura abbia ormai superato la fase di avvio, raggiungendo una diffusione capillare tra le famiglie italiane.
Anche in Basilicata i dati confermano il consolidamento dello strumento. Nel 2025 hanno beneficiato dell'Assegno Unico 54.745 nuclei familiari, rispetto ai 55.708 del 2024, una lieve flessione riconducibile soprattutto al calo delle nascite e della popolazione minorile e non a una riduzione della capacità della misura di raggiungere i destinatari.
L'importo medio mensile è rimasto stabile a 288 euro, mentre il numero medio di figli per nucleo si attesta a 1,59, sostanzialmente invariato rispetto all'anno precedente.
Nel dettaglio, i nuclei familiari senza figli con disabilità che hanno percepito l'Assegno sono stati 50.436, con un importo medio mensile di 279 euro e una media di 1,59 figli. I nuclei con figli con disabilità sono invece saliti a 4.309 (erano 4.190 nel 2024), beneficiando di un importo medio di 388 euro al mese e di una media di 1,69 figli.
«I dati – dichiara il segretario generale della UIL Basilicata, Vincenzo Tortorelli – confermano che l'Assegno Unico è diventato una misura strutturale del nostro sistema di welfare e rappresenta oggi un sostegno fondamentale per migliaia di famiglie lucane. La sua ampia diffusione dimostra che la riforma ha funzionato sul piano della copertura. Oggi, però, la vera sfida è un'altra: garantire che questa misura resti adeguata all'aumento del costo della vita e continui a rispondere ai bisogni reali delle famiglie.»
Secondo la UIL, il Rapporto INPS segna un cambio di prospettiva: non è più il momento di valutare l'efficacia dell'introduzione dell'Assegno Unico, ma la sua capacità di accompagnare le trasformazioni economiche e sociali del Paese.
«La Basilicata – prosegue Tortorelli – vive una delle crisi demografiche più profonde d'Italia. Sempre meno nascite, spopolamento dei piccoli comuni, emigrazione dei giovani e precarietà lavorativa rendono evidente che nessun sostegno economico, da solo, può invertire questa tendenza. L'Assegno Unico è indispensabile, ma deve essere inserito dentro una strategia più ampia che metta al centro occupazione stabile, salari adeguati, servizi educativi, asili nido, politiche abitative e sostegno concreto alla genitorialità.»
Per la UIL assume particolare rilievo anche il carattere universalistico della misura, che garantisce il diritto al sostegno a tutte le famiglie con figli, modulando l'importo in base alla condizione economica rilevata attraverso l'ISEE.
«L'ISEE – sottolinea Tortorelli – continua a rappresentare uno strumento decisivo per distribuire le risorse in modo equo. Per questo è necessario monitorarne costantemente gli effetti, affinché continui a fotografare correttamente le reali condizioni economiche dei nuclei familiari e non produca distorsioni o penalizzazioni.»
La UIL richiama inoltre l'attenzione sulla necessità di mantenere distinta la funzione delle politiche familiari rispetto agli interventi di contrasto alla povertà.
«Le politiche per la famiglia e quelle contro la povertà sono entrambe pilastri del welfare, ma rispondono a esigenze diverse. Confondere questi strumenti significa indebolire l'efficacia dell'intero sistema di protezione sociale. L'Assegno Unico sostiene la genitorialità e accompagna la crescita dei figli; le misure contro la povertà intervengono invece sulle situazioni di maggiore fragilità economica e sociale.»
Per la UIL Basilicata il quadro delineato dal Rapporto INPS conferma che le politiche familiari sono entrate in una nuova fase.
«La sfida dei prossimi anni – conclude Tortorelli – sarà rendere l'Assegno Unico sempre più efficace e coerente con l'evoluzione dei bisogni delle famiglie. Ma, soprattutto in una regione come la Basilicata, sarà indispensabile affiancarlo a politiche di sviluppo che creino buona occupazione, riducano il precariato e restituiscano ai giovani la fiducia necessaria per costruire il proprio futuro senza essere costretti a lasciare la nostra terra.»














