STRAGE DI AMENDOLARA, IL M5S: NON BASTA IL CORDOGLIO. SERVONO RISPOSTE DI STATO

STRAGE DI AMENDOLARA, IL M5S: NON BASTA IL CORDOGLIO. SERVONO RISPOSTE DI STATO

Quattro uomini bruciati vivi dentro un furgone. Quattro braccianti agricoli pakistani, uccisi nelle campagne di Amendolara mentre il Paese celebrava ottant'anni di Repubblica. Li chiamiamo lavoratori immigrati, li trattiamo come numeri nelle statistiche del caporalato, e li ricordiamo soltanto quando muoiono nel modo più atroce che si possa immaginare.

Vogliamo dirlo senza perifrasi: questa è una strage. E come tale va trattata — non come un fatto di cronaca destinato a scomparire nel giro di un ciclo di notizie. Lo dicono Viviana Verri, Alessia Araneo (Consigliere regionali – Movimento 5 Stelle Basilicata)

Quei quattro uomini, con ogni probabilità, stavano venendo qui. Nelle campagne della piana di Metaponto, nelle stesse terre lucane dove ogni stagione centinaia di braccianti stranieri raccolgono frutta e ortaggi che poi finiscono sulle nostre tavole e nei mercati europei. Percorrevano ogni giorno la Statale 106 Jonica, quella strada che è diventata un cimitero, spostandosi tra Calabria e Basilicata secondo le esigenze della raccolta stagionale. Lo facevano dentro reti informali di trasporto controllate dai caporali, senza contratti, senza garanzie, spesso senza nemmeno la certezza del salario promesso e sono morti, forse, proprio per aver rivendicato il diritto alla paga. Vite invisibili fino a quando non riempiono pagine di cronaca nera.

Così come il 4 ottobre scorso, quando quattro lavoratori indiani hanno perso la vita in un incidente stradale sulla Fondovalle dell’Agri mentre si spostavano verso i campi viaggiando in dieci su un'auto omologata per sette. Anche allora ci furono cordoglio e dichiarazioni di vicinanza istituzionale. Poi tutto è tornato come prima e rischiamo che anche questa volta il copione si ripeta.

Fatti gravi come questi non possono essere relegati alla notizia di cronaca di qualche giorno, per poi finire nel dimenticatoio della politica. Il caporalato non è un tema da convegno ma un fenomeno da estirpare con azioni concrete e costanti di contrasto al lavoro sommerso e ad ogni forma di sfruttamento. 

Come consigliere regionali della Basilicata, chiediamo che la politica non si fermi al cordoglio e che si convochi urgentemente un tavolo con le prefetture di Potenza e Matera, con i sindacati del lavoro agricolo e con le associazioni di categoria, per verificare lo stato effettivo dei controlli ispettivi sul lavoro stagionale nelle aree del Metapontino, del Vulture e del Lagonegrese.

Chiediamo che venga data piena e immediata operatività alla Rete del lavoro agricolo di qualità e alla Banca dati degli appalti in agricoltura prevista dal decreto del 2024, strumenti già esistenti sulla carta ma ancora largamente inefficaci nella pratica. Riteniamo importante che si apra una riflessione seria e pubblica sul tema del permesso di soggiorno per attesa occupazione, perché è inaccettabile che lavoratori entrati regolarmente in Italia attraverso i canali legali del decreto flussi diventino automaticamente irregolari — e quindi preda del caporalato — alla scadenza del contratto, per le inefficienze di una macchina amministrativa che in Basilicata riesce a convertire appena l'1,1% delle domande presentate.

La Repubblica che celebriamo il 2 giugno è fondata sul lavoro — recita l'articolo 1 della Costituzione. Ma questo principio non vale per tutti finché ci sono lavoratori che vengono bruciati vivi perché qualcuno ha deciso che la loro vita ha meno valore del costo di un trasporto regolare e di un contratto firmato. Lo diciamo con tutta la forza che sentiamo necessaria: il cordoglio non basta più. Serve uno Stato che sia presente, che controlli, che sanzioni, che protegga. Serve una politica che abbia il coraggio di toccare interessi economici consolidati. Serve che questi quattro uomini non siano morti invano.


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