VENOSA: NELLA CITTÀ DI GESUALDO, IL SUONO TORNA A SFIDARE IL TEMPO

VENOSA: NELLA CITTÀ DI GESUALDO, IL SUONO TORNA A SFIDARE IL TEMPO

Una sala gremita, un silenzio quasi irreale e poi il suono: sottile, rarefatto, imprevedibile. A Venosa, nella serata di ieri, il concerto del trio formato da Christian Kobi, Radu Malfatti e Klaus Filip ha trasformato l’Hotel Orazio – Palazzo del Balì in un luogo sospeso, lontano dalle convenzioni della musica tradizionale e persino da quelle della musica contemporanea più conosciuta.

L’evento, promosso dal Forum Austriaco di Cultura di Roma in collaborazione con Dimora Culturale, ha richiamato un pubblico numeroso e curioso, pronto a confrontarsi con un’esperienza sonora fuori dagli schemi.

Non un semplice concerto, ma un attraversamento emotivo e percettivo. Le onde sinusoidali di Klaus Filip, i respiri e le vibrazioni del sassofono di Christian Kobi, insieme ai suoni profondi e minimali dell’armonica basso di Radu Malfatti, hanno costruito un paesaggio sonoro meditativo, evocativo, quasi ipnotico. 

A rendere ancora più unica l’esperienza è stata la natura improvvisativa della performance: una musica creata nell’istante stesso dell’esecuzione, impossibile da conoscere o prevedere prima di quell’ascolto, irripetibile nella sua forma e nella sua intensità.

Il tempo appariva dilatato e lo spazio ridefinito dal suono. Nessuna melodia riconoscibile, nessuna struttura prevedibile: soltanto materia sonora viva, fragile e radicale, in continua trasformazione.

La proposta del trio ha mostrato quanto la ricerca musicale contemporanea possa ancora sorprendere e aprire territori inesplorati dell’ascolto. Un’esperienza rara, che ha spiazzato molti spettatori proprio perché lontana da qualsiasi abitudine musicale consolidata. Eppure, proprio in questa estraneità, il concerto ha trovato la sua forza più autentica.

Emerge il legame simbolico con Carlo Gesualdo. Tra Cinquecento e Seicento, Gesualdo rivoluzionò il linguaggio musicale con armonie ardite, cromatismi estremi e tensioni sonore che per secoli apparvero incomprensibili, persino scandalose. La serata di ieri, pur muovendosi in un universo musicale completamente diverso, ha restituito alla città quella stessa idea di musica come ricerca estrema, rischio artistico e superamento delle convenzioni.

Venosa si conferma così non soltanto custode di una grande eredità musicale, ma anche luogo capace di accogliere le espressioni più avanzate della sperimentazione contemporanea internazionale. Una serata intensa e rara, destinata a rimanere nella memoria di chi ha scelto di lasciarsi attraversare dall’ascolto.


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