CIFARELLI: LA BASILICATA SI SVUOTA, SALVAGUARDARE DIRITTI E SERVIZI

CIFARELLI: LA BASILICATA SI SVUOTA, SALVAGUARDARE DIRITTI E SERVIZI

"Il dibattito aperto in questi giorni sulla crisi demografica in Basilicata, grazie agli interventi dei Segretari di CISL e CGIL, Vincenzo Cavallo e Fernando Mega e del sindaco di Oliveto Lucano, Nicola Terranova, ha finalmente il merito di dire con chiarezza ciò che per troppo tempo è stato sottovalutato, e cioè che siamo di fronte a un declino demografico senza precedenti, certificato ancora una volta dai dati ISTAT".

Lo afferma il Consigliere regionale e Presidente della seconda Commissione consiliare permanente, Roberto Cifarelli, evidenziando che: "I numeri comunicati dall’ISTAT parlano chiaro: la Basilicata continua a perdere residenti, registra un saldo naturale fortemente negativo e vede ridursi in modo costante la popolazione giovane, mentre cresce quella anziana. In altri termini, nascono sempre meno bambini, partono sempre più giovani e aumenta il peso di una popolazione che ha bisogno di più servizi e assistenza. È una dinamica che, se non governata, rischia di compromettere la sostenibilità stessa del nostro sistema sociale ed economico".

"Di fronte a questo scenario, continuo a ritenere condivisibili le preoccupazioni espresse da Cavallo, Mega e Terranova. Ma proprio perché il quadro è così grave, - sottolinea Cifarelli - dobbiamo evitare l’equivoco di limitarsi a invocare politiche di contrasto. Pensare di invertire rapidamente questa tendenza è, nei fatti, irrealistico. La verità, che dobbiamo avere il coraggio di dire, è che la crisi demografica non sarà risolta nel breve periodo. E allora la politica, se vuole essere credibile, deve affiancare alle misure di contrasto una strategia altrettanto chiara di adattamento. Adattarsi non significa arrendersi, ma vuol dire evitare che il declino demografico si trasformi in declino civile. A partire dalla sanità e dal welfare. Con una popolazione che invecchia, continuare a difendere modelli ospedalocentrici pensati per numeri e bisogni diversi è semplicemente inefficace. Serve una svolta netta che il nuovo piano sanitario proposto dalla Giunta non riesce a far emergere: più medicina territoriale, più assistenza domiciliare, più servizi di prossimità. La telemedicina e le tecnologie digitali devono diventare strumenti quotidiani, non progetti pilota".

"Lo stesso realismo - continua Cifarelli - va applicato all’istruzione. Il calo degli studenti è un dato strutturale, non temporaneo. Riprodurre stancamente piani di dimensionamento scolastico per difendere ogni singolo plesso senza ripensare l’organizzazione complessiva rischia di indebolire la qualità dell’offerta formativa. La scuola va tutelata, soprattutto nei piccoli comuni, ma con modelli nuovi quali l’integrazione tra istituti, l’uso delle tecnologie, l’apertura al territorio. La qualità deve venire prima della semplice conservazione. E poi c’è il nodo dei trasporti, che incide direttamente sulla qualità della vita nelle aree interne. Continuare a replicare modelli rigidi in territori sempre più spopolati significa sprecare risorse senza rispondere ai bisogni reali. Dobbiamo investire su sistemi flessibili: trasporto a chiamata, integrazione tra pubblico e privato, strumenti digitali per ottimizzare i servizi. Infine, il lavoro. I dati ISTAT richiamati negli autorevoli interventi di Cavallo, Mega e Terranova non parlano solo di popolazione che diminuisce, ma di capitale umano che se ne va. Senza un cambio di passo su questo fronte, ogni altra politica rischia di essere inefficace. Servono lavoro di qualità, innovazione, nuove filiere produttive e la capacità di attrarre persone, anche attraverso modelli organizzativi più moderni come lo smart working".

"Il punto, dunque, è semplice: il dibattito aperto da Cavallo, Mega e Terranova è utile, ma ora non può fermarsi alle analisi o agli appelli. Serve una scelta politica netta. Continuare a inseguire una normalità che non esiste più, oppure governare il cambiamento. Come istituzioni regionali - conclude Cifarelli - abbiamo il dovere di scegliere la seconda strada, perché il vero rischio, oggi, non è solo perdere abitanti, ma perdere la capacità di garantire diritti, servizi e futuro alle comunità lucane".


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