"Il governo Bardi prenda subito provvedimenti contro il caro energia per aiutare industria e consumatori finali e consulti subito le parti sociali per cominciare a discutere della reintroduzione dello smart working laddove possibile".
Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, che aggiunge: "Lo sconto deciso dal governo è stato sostanzialmente mangiato dall’impennata dei beni energetici, destinati a crescere ulteriormente se la guerra in Iran proseguirà a lungo. La proroga di quel decreto è dunque poco più di un pannicello caldo di fronte a una crisi energetica che si sta trasformando rapidamente in una crisi economica e sociale perfino peggiore di quella causata dalla guerra in Ucraina. Altri 500 milioni di euro a spese del contribuente, e degli investimenti in energie rinnovabili, che servono più a garantire gli extra-profitti delle compagnie energetiche che a difendere il potere d’acquisto dei cittadini".
E ancora: "Si continua a non mettere in campo alcuna scelta strutturale, a partire da quella più importante: alzare significativamente la produzione di energie rinnovabili, per assicurare riduzione dei prezzi, sicurezza e indipendenza energetica (altro che rinviare il phase out dal carbone al 2038). Occorrerebbero poi: il disaccoppiamento del prezzo dell'elettricità da quello del gas; misure a sostegno di famiglie e imprese finanziate innanzitutto tassando gli extra-profitti delle compagnie energetiche; un tetto ai prezzi dell'energia.
In questo scenario drammatico - denuncia Mega - c’è il rischio concretissimo di una nuova fiammata inflattiva (come evidenziano anche gli ultimi dati), che sarà pagata soprattutto da lavoratori e pensionati, su cui già pesano gli effetti dell’inflazione cumulata degli ultimi anni e di un drenaggio che ha fatto esplodere la pressione fiscale al 51,4% nel quarto trimestre del 2025, la più alta da 11 anni a questa parte, come registrato dall’Istat. Sarebbe insostenibile e va assolutamente evitato, tutelando e aumentando salari e pensioni, rendendo il fisco più equo e progressivo, a partire dalla neutralizzazione del fiscal drag”.














