Da gennaio 2024 a dicembre 2025 i nuclei familiari in Basilicata beneficiari dell’Adi (Assegno di inclusione) sono stati 8.078 per un totale di 17.268 persone ed un assegno medio mensile 638 euro; i beneficiari del Sfl (Supporto formazione lavoro) 1426, con una media di 7,5 mensilità.
Sono dati diffusi dalla Uil Basilicata che ha rielaborato in scala regionale quelli del report dell’osservatorio dell’Inps sull’ Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), le due misure che dal 1 gennaio 2024 hanno preso il posto del Reddito di cittadinanza che è stato eliminato dal governo Meloni. “Il raffronto con il precedente Reddito di Cittadinanza, che è stato abolito e sostituito dai due nuovi strumenti, registra poco meno del dimezzamento della platea di beneficiari.
Sono le conseguenze disastrose del passaggio dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione, una misura che sta pericolosamente escludendo dal sostegno milioni di famiglie italiane specie al Sud”. Lo sostiene il segretario regionale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli ricordando che nella nostra regione, nell’ ultimo anno di riferimento prima della soppressione sono state presentate 13.734 domande tra Reddito e Pensione di Cittadinanza, di cui 9.494 accolte (6038 per la provincia di Potenza e 3456 in quella di Matera).
“L’Adi – aggiunge – non ha inciso in modo significativo sui nuclei più esposti. La scelta di concentrare l’accesso quasi esclusivamente sui “familiari con fragilità” ha ristretto la platea, ma non ha rafforzato i percorsi di inclusione attiva, né ha offerto un sostegno adeguato ai lavoratori poveri, che oggi rappresentano una componente rilevante della povertà nel nostro Paese. Questi dati confermano che la povertà da noi non è emergenza temporanea, ma fenomeno strutturale e multidimensionale.
Serve rafforzare la rete dei servizi sociali territoriali, ma soprattutto occorre investire in politiche attive per l’occupazione giovanile e femminile, oggi ancora marginali. L’ADI garantisce una protezione minima importante, ma non sufficiente a colmare i divari: il vero salto di qualità sarà l’integrazione tra sostegno al reddito e percorsi di formazione e lavoro effettivi. La lotta alla povertà non può esaurirsi in un trasferimento economico: servono strategie coordinate tra Regione, Comuni, Centri per l’Impiego e parti sociali, capaci di trasformare l’assistenza in un percorso di promozione reale della persona”.
“La dignità e il benessere delle famiglie – afferma Tortorelli- devono tornare al centro dell’agenda politica. Sollecitiamo con urgenza un ripensamento delle politiche di inclusione sociale da parte del governo. È necessario un sistema di protezione che garantisca equità, continuità del sostegno e strumenti adeguati all’inserimento lavorativo di chi è in condizione di fragilità economica. Chiediamo un cambio di rotta deciso: sono necessari sia investimenti strutturali in politiche attive del lavoro, welfare e tutele sia un rafforzamento dei servizi pubblici ed efficaci politiche industriali, per garantire vera inclusione sociale e lavorativa”.







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