POLIMEDICA, LA PETIZIONE CORRE VERSO QUOTA 2.000. CHIESTI ATTI CONCRETI AL COMUNE DI MELFI

POLIMEDICA, LA PETIZIONE CORRE VERSO QUOTA 2.000. CHIESTI ATTI CONCRETI AL COMUNE DI MELFI

La spinta è arrivata dal basso, dai corridoi degli ambulatori e dalle sale d’attesa, ed è esplosa in pochi giorni: la petizione promossa dalla delegazione dei medici, dei professionisti sanitari e dei dipendenti di Polimedica Melfi sta per superare la soglia delle 2.000 adesioni.

Un numero che racconta più di un semplice consenso: racconta storie di vita. Quasi nessuno firma in silenzio – spiegano i promotori – perché ciascuno sente il bisogno di spiegare il proprio perché: visite rinviate, agende che si aprono e si richiudono, percorsi di cura spezzati. È la fotografia di un disagio reale che attraversa famiglie, lavoratori, anziani e giovani.

La mobilitazione, partita da Melfi, ha assunto in poche ore un respiro territoriale. Le firme arrivano da un perimetro molto vasto che al momento include Acerenza, Andretta, Aquilonia, Atella, Balvano, Barile, Bella, Candela, Canosa di Puglia, Castelgrande, Filiano, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Lavello, Maschito, Melfi, Monteverde, Montemilone, Muro Lucano, Palazzo San Gervasio, Pescopagano, Pietragalla, Rapolla, Rapone, Ripacandida, Rionero in Vulture, Ruvo del Monte, San Fele, Spinazzola, Tito e Venosa. Non soltanto cittadini: in molti hanno voluto metterci il nome in qualità di amministratori. Hanno firmato numerosi consiglieri comunali e l’intera Giunta di Melfi, con il Sindaco in persona, a conferma di una preoccupazione condivisa e trasversale.

La comunicazione ripresa dagli organi di stampa – “Polimedica, serve un confronto” – registra l’apertura del Sindaco Giuseppe Maglione a un percorso di dialogo per scongiurare licenziamenti e rinunce alle cure. La delegazione dei lavoratori e dei medici accoglie positivamente il segnale: «Bene il confronto – affermano – ma ora servono tempi certi e fatti misurabili. Il Comune può essere l’innesco istituzionale di una soluzione concreta: è il momento di passare dalle intenzioni ai provvedimenti». E i provvedimenti, nella piattaforma indicata dai promotori, hanno una scansione precisa.

Primo passo: la convocazione entro una settimana di un Consiglio comunale straordinario, aperto alla cittadinanza e con l’audizione di Regione, ASP e strutture del territorio. Non una passerella, insistono, ma un’occasione per restituire ai cittadini dati, responsabilità e impegni pubblici. Durante la seduta l’aula sarebbe chiamata a votare un Ordine del Giorno che impegni formalmente l’amministrazione su quattro fronti: trasparenza, accessibilità, governo territoriale e ascolto dei cittadini.

Sul versante della trasparenza, il Comune dovrebbe inoltrare a Regione e ASP una richiesta puntuale di informazioni: stato reale delle agende CUP, volumi effettivamente erogabili nel territorio, tempi d’attesa distinti per classi di priorità U, B, D, criteri di riparto tra strutture e cause di eventuali blocchi o non assegnazioni. «Non è un atto ostile – spiegano i promotori – è un atto dovuto di civiltà amministrativa: senza dati non si governa, e soprattutto non si cura».

Quanto all’accessibilità, la mozione chiederebbe la riapertura delle agende CUP per le prestazioni realmente erogabili a Melfi dalla Polimedica accompagnata da un piano di smaltimento delle attese, ancorato ai fabbisogni e alle priorità cliniche. L’obiettivo, neanche troppo implicito, è ridurre le rinunce e la mobilità sanitaria, restituendo prossimità alle cure di base e specialistiche.

Il terzo asse è quello del governo territoriale: la proposta è istituire un Tavolo permanente territoriale che riunisca Comune, ASP, medici di famiglia e pediatri, strutture pubbliche e accreditate, sindacati e associazioni. Non un organismo simbolico, ma un luogo operativo che produca verbali pubblici e un report mensile con numeri e criticità su agende, volumi erogati e tempi per classe di priorità. L’idea è semplice: condividere le informazioni per correggere la rotta, settimana dopo settimana.

Infine, l’ascolto dei cittadini: in Municipio dovrebbe esserci lo Sportello civico “Tutela Salute”, uno spazio dove ricevere informazioni chiare su priorità U-B-D-P, prenotazioni, percorsi di tutela, segnalazioni di disservizi. «Per molti – osservano i promotori – il problema non è solo prenotare una visita, ma capire come orientarsi. Uno sportello dedicato riduce smarrimento, frustrazione e rinunce».

C’è un quinto tassello che rende il disegno davvero territoriale: coinvolgere i Sindaci dell’area Vulture–Alto Bradano in una posizione unitaria verso Regione e ASP su fabbisogni e continuità assistenziale. Non un fronte contro qualcuno, ma un’alleanza istituzionale per far contare i fabbisogni reali della comunità dei pazienti che condividono gli stessi percorsi di prevenzione e, sempre più spesso, le stesse difficoltà.

Se la spinta popolare cresce, è anche perché molti cittadini non si sono limitati a firmare: chiedono moduli per raccogliere altre adesioni, si offrono di fare da ponte con quartieri, parrocchie, associazioni, attività commerciali. L’immagine è quella di un passaparola civico che non delega più: «La salute non è un tema da tribuna – dicono dalla delegazione – è una necessità quotidiana. Chi firma ci affida storie di ritardi e cure mancate, ma anche fiducia: la richiesta al Comune è di trasformare in atti concreti questa fiducia».

Il segnale politico, nel frattempo, è già arrivato: la scelta del Sindaco e della Giunta di sottoscrivere la petizione è letta dai promotori come una disponibilità a guidare questo processo di partecipazione. «Chiediamo che questa adesione si traduca in un’agenda immediata: entro sette giorni il Consiglio straordinario, poi la mozione con gli impegni e la calendarizzazione del Tavolo. Ogni settimana persa significa nuove rinunce e nuove partenze verso altre regioni».

La partita, dunque, non è tra istituzioni e strutture, né tra pubblico e privato: è tra un territorio che chiede di curarsi in prossimità territoriale e una macchina decisionale chiamata a misurarsi con i numeri, non con le percezioni. Le quasi 2.000 firme – molte altre in arrivo, assicurano – non sono un traguardo, ma una base di legittimazione per chiedere trasparenza, riapertura delle agende, programmazione per fabbisogni e un luogo stabile dove, finalmente, discutere e risolvere i problemi.

«Bene il confronto – concludono medici e lavoratori –. Adesso servono tempi certi e responsabilità pubbliche. Il territorio è pronto: ascoltiamolo, e mettiamolo nelle condizioni di curarsi con continuità e dignità».

Questa mobilitazione non nasce contro qualcuno, ma per la salute di tutti.
È un atto di responsabilità collettiva, che unisce cittadini, lavoratori, amministratori e professionisti nel chiedere una sola cosa: cura, trasparenza e dignità.


 

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