CIFARELLI, LACORAZZA E MARRESE: STOP ALLA DESERTIFICAZIONE BANCARIA

CIFARELLI, LACORAZZA E MARRESE: STOP ALLA DESERTIFICAZIONE BANCARIA

Cifarelli, Lacorazza e Marrese (PD): Insediare l’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria e discutere sulla privatizzazione della Banca del Mezzogiorno


La desertificazione bancaria nel Mezzogiorno è un fenomeno in crescita che vede la progressiva scomparsa degli sportelli bancari, aggravato dalla lenta adozione dell'internet banking e dall’indebolimento del ruolo sociale delle banche.  Ciò ha conseguenze negative per il tessuto socio-economico del Sud, con il rischio di esclusione finanziaria per imprese e famiglie. La situazione è particolarmente critica in regioni come la Basilicata dove i comuni privi di filiali bancarie sono in continuo aumento, e si stima una ulteriore, significativa riduzione degli sportelli nei prossimi anni. La recente decisione di Poste Italiane di ridurre l’apertura dei Postamat alle sole ore diurne è parte di questo processo.


In un contesto già particolarmente critico, irrompe la vicenda della Banca del Mezzogiorno, del gruppo MedioCredito Centrale (MCC) a sua volta controllato da Invitalia e, quindi, dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Quindi, dallo Stato.  E’ utile ricordare che la Banca del Mezzogiorno (BdM) è nata nell’agosto del 2023 mettendo la parola fine alla Popolare di Bari sepolta da una montagna di debiti (372 milioni di euro) e successivamente commissariata dalla Banca d’Italia nel 2019.


 Il tutto poi aggravato da una complicata vicenda giudiziaria con accuse di malversazione e bancarotta e con un gruppo di circa 70 mila azionisti e risparmiatori inconsapevolmente truffati. 
Per salvare l’istituto di credito, si rese necessario l’intervento salvifico del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi con 1,17 miliardi di euro e dal gruppo MedioCredito Centrale del quale fa parte dal 2021. La nascita della Banca del Mezzogiorno voleva essere, nelle intenzioni del Governo, il soggetto che doveva sostenere le imprese per la crescita del Mezzogiorno.

Negli ultimi anni la “nuova” BdM è stata oggetto di una puntuale e severa opera di risanamento che da un lato ha fatto registrare nell’ultimo semestre 2025 un utile di circa 25 milioni di euro, ma, dall’altro, mantiene ancora sospesa la situazione dei migliaia di piccoli azionisti/soci che, truffati dal precedente Istituto, ancora a giusta ragione reclamano i dovuti ristori. Così come è avvenuto per analoghe vicende che hanno interessato, nel recente passato, istituti bancari del nord Italia.


Ma, come se nulla fosse, qualche giorno fa il Ministro Giorgetti, nel presentare la manovra finanziaria 2026, ha ipotizzato la vendita della quota dello Stato di fatto spalancando le porte ad una privatizzazione dell’Istituto dall’incerto futuro sia per il personale impiegato, si parla di una riduzione del 20%, sia per la conseguente chiusura degli sportelli e annunciando, dunque, la fine dell’idea della “banca per il Sud”.


Chiaramente anche la Basilicata è coinvolta, e ciò determina l’abbandono di un territorio con le sue imprese e famiglie, allarme sociale e forti preoccupazioni che non possono essere derubricate ad una semplice ristrutturazione aziendale e bancaria.  Il risanamento avviato è stato possibile grazie a risorse dello Stato e dinanzi ad uno scenario di questo tipo, poco chiaro, il Governo regionale non può rimanere silente, rassegnato ad un ineluttabile destino. 

Nell’agosto scorso, su nostra iniziativa, Il Consiglio regionale ha approvato la Legge 29 luglio 2025, n. 36 che prevede l’istituzione dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Sarebbe ora di insediare quanto prima l’Osservatorio che tra le finalità prevede proprio il monitoraggio e l’evoluzione del fenomeno della desertificazione bancaria, la promozione e l’attivazione di iniziative volte a consolidare la presenza di servizi bancari nelle aree più disagiate nonché il sostegno alla collaborazione tra le istituzioni locali e le realtà economiche e sociali al fine di individuare soluzioni innovative per garantire i servizi bancari ai cittadini e agli operatori economici.
 
La questione deve essere portata sul tavolo del Governo nazionale, e fatto rilevare come il declino del ruolo sociale delle banche determina una minore attenzione al legame banca-territorio, facendo venir meno la fondamentale funzione di collegamento tra la finanza e le comunità locali.  Con le inevitabili infauste ricadute : famiglie e piccole e medie imprese hanno maggiori difficoltà ad accedere al credito e ai servizi bancari. La mancanza di servizi bancari può spingere persone e imprese in condizioni di vulnerabilità, rendendole più esposte al rischio di criminalità. La digitalizzazione, se non accompagnata da adeguate soluzioni inclusive, rischia di acuire le disuguaglianze territoriali.


L’allarme è stato lanciato dalle organizzazioni sindacali, dal mondo economico e dalle Istituzioni locali, ora tocca alla Politica dare risposte inequivocabili ad un territorio che merita maggiore attenzione e rispetto. 


 

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