Secondo dati recenti, circa il 75% degli studenti lucani sceglie di proseguire gli studi universitari fuori regione, lasciando l’Università della Basilicata con un’importante perdita numerica e culturale.
Questa, vera e propria, fuga rappresenta un serio rischio per la sostenibilità dell’Ateneo: attualmente, il 58 % dei corsi universitari locali registra meno di venti iscritti, rendendo economicamente ed educativamente fragili molte offerte formative. Se non si interviene prontamente, si rischia di assistere a un lento paradosso: una “cattedrale nel deserto” in cui l’università è solo un simbolo. Alla drammaticità di questi dati sull’emigrazione universitaria segue la ancora più drammatica fuga dalla Basilicata dei giovani che una volta laureati non rientrano, lasciando il nostro territorio privo di energie giovani, privo di intelligenze e senza nessuna prospettiva se non diventare una enorme residenza per anziani.
È, dunque, necessario ed indispensabile che la Regione Basilicata, l’Università e l’intera società civile lucana mettano in campo ulteriori risorse ed energie in grado di convincere i giovani ad iscriversi all’Unibas e successivamente a lavorare e vivere in Basilicata.
Le tante iniziative da mettere in campo sono tante e passano da:
- migliorare la residenzialità studentesca ed aumentare le agevolazioni economiche. L’Università dispone di appena 85 posti in residenze universitarie: un numero insufficiente per la domanda reale e per essere attrattiva anche per gli studenti di altre regioni. Diventa, dunque, indispensabile mettere a disposizioni nuovi alloggi anche attraverso la promozione del co-housing ed affitti calmierati coinvolgendo anche il patrimonio immobiliare privato;
- incrementare le borse di studio regionali;
- offrire contributi integrativi per coprire affitti o spese di studio;
- azzerare, così come fa la Regione Campania, il costo del trasporto, urbano ed extraurbano sul territorio regionale, per tutti gli studenti;
- estendere le agevolazioni specifiche per studenti meritevoli o in situazioni economiche fragili.
Andrebbe, inoltre, aumentata l’offerta formativa - con l’istituzione, ad esempio, di un corso di laurea magistrale in giurisprudenza (ad oggi, oltre 1.000 studenti lucani sono costretti a frequentarlo fuori regione), e valorizzate al massimo le eccellenze territoriali (come, ad esempio, l’unico corso italo‑francese in Archeologia a Matera), per attrarre studenti anche da altre regioni o dall’estero.
Non meno importanti sono i luoghi nei quali gli studenti studiano, ma soprattutto vivono durante il loro percorso di studio, ed è per questo necessario che le due città che ospitano i corsi universitari, Potenza e Matera, vivano pienamente il ruolo di “città universitaria”:
- sviluppando campus urbani, biblioteche e spazi culturali attrezzati, aperti anche alla cittadinanza;
- migliorando i trasporti urbani e interurbani per favorire la vita studentesca diffusa;
- coinvolgendo studenti e cittadinanza nella progettazione di attività culturali e servizi.
Quella del rilancio dell’Unibas è una sfida “epocale” per il futuro del nostro territorio e deve coinvolgere tutti! La Regione Basilicata ha tutti gli strumenti per intervenire con efficacia: risorse finanziarie, umane, formative, reti culturali e internazionali, ma è necessario che si doti di una visione strategica. Agendo con rapidità, coordinamento e apertura mentale — allargando il perimetro alle istituzioni, al privato e al mondo studentesco — è possibile trasformare la Basilicata in una regione dove restare a studiare non è solo un’opzione, ma una scelta convinta e vantaggiosa.














