RARO CASO DI SINDROME MEGA AORTICA TRATTATO AL SAN CARLO

RARO CASO DI SINDROME MEGA AORTICA TRATTATO AL SAN CARLO

“Nell’ospedale San Carlo di Potenza è stato trattato con successo un raro caso di sindrome mega aortica su un paziente di 68 anni”.

Lo annuncia con soddisfazione il direttore generale dell’Aor San Carlo Giuseppe Spera sottolineando come “sempre più l’approccio multidisciplinare si dimostra modus operandi vincente per la cura e la soluzione di casi complessi. L’Azienda ospedaliera garantisce, infatti, l’efficace presa in carico e gestione degli interventi di eccellenza grazie all’elevato livello delle proprie professionalità”.

“La strategia ibrida multistage, che ha visto la collaborazione delle unità di Cardiochirurgia e di Chirurgia vascolare supportate da anestesisti e cardiologi del dipartimento Cardiovascolare - commenta il dottor Andrea Esposito, responsabile dell’unità operativa complessa di Chirurgia vascolare dell’ospedale San Carlo - è stata una scelta necessaria per il trattamento della mega aortic syndrome. Si tratta di una condizione caratterizzata dalla dilatazione aneurismatica dell’aorta in toto, più critica di quanto accade normalmente quando l’aneurisma interessa una regione limitata, e gravata da una prognosi infausta se non trattata correttamente, dove la probabilità di sopravvivenza è molto bassa”.

Nel caso specifico, sono stati necessari quattro interventi, due ‘open’ e due per via endovascolare, effettuati in tempi diversi.

“La principale difficoltà nel gestire questa patologia risiede nel coinvolgimento contemporaneo di regioni anatomiche che, prese singolarmente, corrispondono a competenze specialistiche diverse”, aggiunge il dottor Esposito, evidenziando che “collaborare e condividere la strategia di approccio diventa essenziale per raggiungere un risultato ottimale”.

Un altro elemento chiave in casi complessi come questo è la possibilità di ricorrere a tecniche endovascolari, costantemente adoperate nell’Azienda ospedaliera San Carlo, che riescono a ridurre significativamente l’invasività dell’intervento.


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