A cura di Giuseppe La Gala
Il ventenne Ettore Telesca, in arte Slettorew, racconta il suo progetto musicale, l’ultimo singolo e la voglia di costruire spazi e occasioni nella propria città. Alcune settimane fa, in piazza Mario Pagano, Slettorew ha portato la propria musica sul palco del Festival della birra di Potenza, in apertura del concerto principale. Alla sua prima partecipazione alla manifestazione, è stato selezionato tra numerosi artisti locali: un’occasione per incontrare un pubblico nuovo e mettere alla prova un progetto nato appena un anno fa.
Lo incontriamo nel suo home studio a Potenza. Dietro il nome Slettorew c’è Ettore Telesca, vent’anni, un percorso appena concluso al liceo artistico Walter Gropius e uno prossimo a cominciare all’Università della Basilicata. Scrive testi e musica, canta e dal vivo si affida a una band di supporto formata da altri ragazzi potentini. La passione precede il progetto: nasce da tanti ascolti, dai generi più diversi e dalla curiosità di scoprire qualcosa di nuovo.
Nella musica Ettore trova un punto d’incontro tra i propri interessi. Immagini, riferimenti culturali, esperienze vissute e situazioni immaginate diventano materiale da rielaborare. Scrivere è un gesto liberatorio, un modo per dare forma ai pensieri. Non cerca però il racconto autobiografico diretto: preferisce la terza persona, un filtro attraverso cui esprimersi mantenendo una distanza tra sé e ciò che racconta.
Anche il suono resta aperto alle contaminazioni, tra indie rock e post-punk, senza la volontà di fissarsi in un unico genere. Scrive in italiano e lascia che i temi cambino, pur tornando spesso a raccontarci del tempo che passa, la nostalgia, il ricordo e la quotidianità, la convivenza di felicità e tristezza. Queste riflessioni incontrano lo sguardo sul presente nell’ultimo singolo "Ma dopo cosa verrà?", pubblicato il 6 febbraio 2026 con la realtà discografica potentina Epicentro Dischi e disponibile su Spotify e sulle altre piattaforme musicali.
Ettore lo descrive come un brano politico nel senso ampio del termine: nasce dal confronto con un’epoca attraversata da notizie di guerre, crimini e crisi, in cui il futuro viene percepito attraverso un flusso continuo di paura e negatività. Il titolo mette al centro proprio quella domanda sul dopo, sull’orizzonte che riusciamo ancora a immaginare. Fare musica oggi, a vent’anni, significa anche confrontarsi con strumenti che rendono la produzione sempre più accessibile.
Su questo Ettore solleva un dubbio: la possibilità di ottenere tutto facilmente, anche attraverso l’Intelligenza Artificiale, rischia di ridurre lo spazio dell’errore. Per lui sbagliare, cambiare direzione e mettersi in discussione sono passaggi necessari alla ricerca di una voce propria. Il progetto cresce così, senza imporsi confini creativi e cercando una nicchia di ascoltatori con cui condividere il lavoro.
È soprattutto dal vivo che questa ricerca incontra gli altri. Per questo Slettorew guarda ai festival locali come occasioni per farsi conoscere, ricevere stimoli e stringere rapporti. A Potenza, osserva, le possibilità di suonare e i locali disponibili sono pochi. Costruire una continuità richiede insistenza, presenza e confronto: la credibilità passa anche dall’incontro faccia a faccia e dalle reazioni di chi ascolta. Secondo Ettore, lamentare i limiti della città può diventare un alibi quando impedisce di mettersi alla prova.
Avverte la mancanza di una scena musicale strutturata, ma proprio per questo ritiene necessario muoversi, proporre cose diverse e contribuire a creare occasioni. I prossimi obiettivi partono da qui: continuare a suonare, far circolare i propri brani e costruire un pubblico. Sul piano personale, la musica resta uno spazio di espressione e di scoperta, da coltivare attraverso nuovi stimoli. A chi vuole cominciare, e a chi sceglie di restare a Potenza, Ettore rivolge lo stesso invito: cercare, sperimentare, esporsi al confronto. Si può partire dalla Basilicata, ma si può anche provare a costruire qui un percorso in cui si crede. Gli spazi che mancano diventano allora qualcosa da immaginare e realizzare insieme, mantenendo lo sguardo aperto sul mondo e sulla quotidianità. È anche da Potenza che può prendere forma la domanda del suo ultimo singolo: “Ma dopo cosa verrà?”.



