Dieci anni di storie, di persone, di sguardi sulla fragilità. È questo il senso della giornata che si è svolta il 24 settembre nell’Aula Magna dell’Università LUMSA di Roma, dove la Fondazione Alessandra Bisceglia ha celebrato il decennale del Premio Giornalistico Alessandra Bisceglia per la Comunicazione Sociale.
Un appuntamento che ha riunito giornalisti, giovani professionisti, docenti, rappresentanti delle istituzioni, del mondo sanitario e scientifico e protagonisti della comunicazione, nel ricordo di Alessandra Bisceglia e nel segno di una convinzione che accompagna il lavoro della Fondazione: il modo in cui raccontiamo le persone determina il modo in cui la società le guarda.
A partire dalla ricerca presentata da Raffaele Lombardi, associato di Sociologia della comunicazione dell’Università LUMSA, la giornata ha restituito una fotografia del percorso compiuto dai partecipanti alle dieci edizioni del Premio.
La prima tavola rotonda, moderata da Andrea Garibaldi, direttore di Professione Reporter e presidente della giuria del Premio, ha messo a confronto esperienze e generazioni diverse sulle trasformazioni del giornalismo sociale. Paolo Ruffini, Roberto Natale, Ferruccio de Bortoli, Sara Del Dot, Arianna Di Cori e Alessio Lasta hanno offerto prospettive differenti su un mestiere chiamato oggi a confrontarsi con velocità, nuovi linguaggi, piattaforme digitali e un crescente bisogno di autorevolezza.
Da qui lo sguardo si è spostato sul futuro con la seconda tavola rotonda, moderata da Mirella Taranto, capo Ufficio stampa dell’Istituto Superiore di Sanità, dedicata a “Il giornalismo sociale domani: sfide, scenari, prospettive anche alla luce del nuovo codice deontologico”. Carlo Chianura, Oreste Lo Pomo, Simona Berterame, Agnese Palmucci e Marianna Grazi si sono confrontati sulle trasformazioni del mondo dell’informazione e sulla necessità di mantenere saldi i principi di responsabilità, correttezza e attenzione alle persone.
Nella sezione dedicata a giornalisti professionisti, praticanti, collaboratori e freelance, il primo premio è andato a Camilla De Fazio per Le Città Ostili, pubblicato da La Revue: una graphic novel sulle barriere architettoniche nelle città italiane, che accende i riflettori su trasporti, scuole, strade e spazi pubblici ancora poco accessibili.
Seconda Chiara Cucinella con «Mi hai mai visto triste?» La storia di Irene Spaccia, rarissima tra i rari, pubblicato dal Corriere Adriatico: il racconto di una madre e di una figlia alle prese con la malattia, narrato attraverso il coraggio e la capacità di non arrendersi.
Terzo Antonio Pio Piazzolla con La musica contro il silenzio, così le malattie rare trovano voce, pubblicato su Rocknation.it, che attraverso la musica e la testimonianza di Cristina, persona con sindrome di Noonan, racconta la realtà delle malattie rare e la ricerca di ascolto e riconoscimento.
Tra gli studenti dei Master e delle Scuole di giornalismo, il primo premio è stato assegnato a Valentina Guaglianone per Boggioni: «La normalità? È banale. La bellezza non ha solo una forma.», pubblicato su La Provincia Pavese nell’ambito della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi.
Seconda Sofia Civenni con Zaira e il suo mostro sotto il letto, pubblicato su InCronac@ del Master in Giornalismo dell’Università di Bologna, una storia familiare che diventa occasione per far conoscere l’ADNP e sostenere la ricerca.
Terza Flavia Falduto con La vita: un bel colpo, pubblicato su LUMSAnews, il racconto di Ricky, della sua emiplegia e di un percorso fatto di difficoltà, pazienza, amicizia e nuove conquiste attraverso la passione per il golf.
Riconoscimenti speciali sono stati assegnati a Maurizio Gianotti per la Rai, per il contributo offerto alla realizzazione di programmi di servizio pubblico attenti ai temi dell’inclusione, della disabilità e delle fragilità sociali; alla Commissione Scienze della Vita di FERPI, rappresentata dal coordinatore Alex Dell’Era, è andato il riconoscimento per l’impegno nella promozione di una comunicazione sanitaria e scientifica responsabile e nella costruzione di un dialogo tra mondo scientifico, istituzioni, professionisti e cittadini; a Lorenzo Sani, Antonio Giuseppe Malafarina e Claudio Arrigoni, per il volume Comunicare la disabilità, ha riportato al centro una frase che rappresenta anche una delle chiavi di lettura della giornata: “Prima la persona”.
A chiudere i lavori sono stati i saluti di Serena Bisceglia, presidente della Fondazione Alessandra Bisceglia, che ha sottolineato il valore della persona e delle sue storie nel percorso della Fondazione: «In occasione di questi dieci hanno del premio abbiamo messo in evidenza, durante il convegno, l’importanza delle storie e della persona al centro della comunicazione. Questo è quello che la Fondazione porta avanti fin dalla sua nascita nelle attività quotidiane di cura dei pazienti e delle loro famiglie, considerare al centro la persona e la sua storia».



