Un lavoro collettivo, per raccontare un territorio ma anche un modello di cooperazione. È stato presentato al Polo bibliotecario di Potenza “Caccia al tesoro”, alla presenza del curatore del libro, Giovanni Zoppoli, del Centro territoriale “Mammut” a Scampia.
Nel libro una raccolta di “teoria e pratica” in cui la Basilicata è stata molto presente, con una collaborazione tra il centro “Mammut” e gli alunni dell’istituto comprensivo Don Milani-Leopardi di Potenza.
Coinvolte nel progetto anche alcune “pluriclassi”, che sono una realtà sempre più diffusa soprattutto nei piccoli comuni lucani. C’è la constatazione del problema, ma anche la scoperta del bambino, con la sua straordinarietà e capacità quasi filosofiche. E anche i docenti che scelgono di non sottostare alle logiche del potere. Un potere – come sottolineato nel corso dell’incontro – che sceglie di spegnere queste piccole realtà, come accaduto a Ginestra. <<Dove si respirava gioco e allegria, la gioia di essere insieme>>. Ma dall’alto si è scelto di chiudere la scuola.
Presenti all’iniziativa anche una delegazione di maestre: Speranza Gazzellone, Mimma Rizzo, Enza Larocca e Teresa Parisi, che hanno parlato della caccia al tesoro (l’esito finale del progetto). Come tesori, anche le maestre si sono scoperte tra di loro, riuscendo finalmente ad uscire dall’ombra di un territorio che, soprattutto a livello scolastico è abbandonato a se stesso.
Tutto può mancare in una scuola – ha sottolineato Zoppoli - i banchi, la cattedra, i libri. Addirittura la presenza, come nel periodo del Covid. Ma non può venire meno la relazione. E per questo nel libro il potere è centrale. Nel corso del progetto è nato anche un giornale scolastico, Il barrito dei piccoli.
Il progetto ha coinvolto anche la Cooperativa Centostrade e il Consorzio Cs, che hanno provato – grazie al lavoro di Domenico Colucci e Marica Sabia – di mettersi alla “ricerca impossibile”. Partendo dai grandi miti greci, la scoperta del territorio: il passato è sempre legato in rapporto indissolubile con il presente e questa dimensione di atemporalità è data dalla relazione che nasce tra chi narra e chi ascolta.
Un tentativo di ritrovare nelle nostre radici un legame con il territorio attraverso il contributo assolutamente unico dei bambini per dargli un “porto sicuro” in cui rifugiarsi senza per forza essere costretti a lasciare il luogo nel quale si vive.
Il libro non consegna esplicitamente un metodo su come intraprendere un cambiamento radicale della nostra vita in cerca della “relazione”. Ma, a partire dalla ricerca sul potere, offre una nuova prospettiva con cui mettere a fuoco l’esperienza del singolo costringendolo a indagare a fondo su sé stessi.


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