Donne e lavoro

DONNE, NON SOLO MADRI: TRA DIRITTI E LAVORO

L'8 marzo prossimo, in occasione della festa della donna, la Cgil organizza un incontro dal titolo "Al lavoro e alla vita, donne e diritti oltre la maternità", in programma a partire dalle 10 nel Palazzo della Cultura di Potenza. I lavori saranno introdotti dalla segretaria regionale della Cgil, Anna Russelli. Interverrà, tra gli altri, la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile lavoro del Pd nazionale.

Da trent'anni si parla della parità di genere, soprattutto nel mondo del lavoro, ma siamo quasi sempre al punto di partenza. Il “Global gender gap report” del 2023 parla chiaro: per colmare la disparità di genere in Italia mancano esattamente 131 anni. Dovremmo vivere fino all’anno 2154 per tastare con mano la parità tra i generi.

Le ultime statistiche dicono che se dal punto vista formativo e scolastico le cose sono decisamente cambiate negli ultimi vent'anni, con le donne che per esempio costituiscono oltre il doppio dei laureati assunti negli uffici pubblici rispetto agli uomini, di contro va anche detto che soltanto il 41 per cento di queste donne ricopre ruoli apicali e dirigenziali. 

Dal punto di vista strettamente formativo, la Basilicata è al top in Italia. Le giovani lucane di età compresa fra i 30 ed i 34 anni che possiedono una laurea o un master, sono il 35,6%, ben al di sopra del dato del Mezzogiorno e dell’Italia. 

Tutto questo, però, non si riflette esattamente nel mercato del lavoro. Nella nostra regione ai primi nove mesi del 2023 le donne che lavorano sono 72mila con un aumento del 4,1% rispetto al precedente periodo del 2022. Il tasso di occupazione femminile sfiora il 40% con un più 2,3% che è un segnale di incoraggiamento positivo. Però resta elevato il divario con il tasso di occupazione maschile che è pari al 66,2%.  Il precariato, inoltre, continua a parlare al femminile. Le donne vengono assunte con contratti a termine nell’88% dei casi.

E c'è anche una forbice abbastanza ampia per quanto riguarda gli stipendi. Mediamente, a parità di mansione, la donna guadagna il 20 per cento in meno rispetto a un uomo. Il reddito annuo medio del genere maschile è di 26.227 euro, 18.305 quello delle donne.

Che cosa si sta facendo per risolvere questo gap? Negli ultimi vent'anni tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese hanno ristretto il campo d'azione dei finanziamenti in questo ambito intervenendo sulla genitorialità, vale a dire un sostegno alle donne che fanno figli. Secondo la Cgil l'ultimo governo, in particolare, ha legato gli aiuti a doppio filo alla condizione di maternità. "Certamente - dice Russelli - molto dipende dal fattore culturale: sta cambiando qualcosa con le nuove generazioni, ma ancora oggi tutto il lavoro di cura in famiglia è a carico delle donne. Occorrerebbe prevedere sostegni per riequilibrare questa situazione, magari copiando ciò che stanno facendo nel Nord Europa dove i congedi di paternità sono paritari rispetto alle donne e molto più lunghi".


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