MICHELE LAPENNA (ORDINE DEGLI INGEGNERI): PROTAGONISTI DEL PROGETTO POTENZA BRUTALE

Dal ponte Musmeci al Ponte attrezzato: non un percorso turistico ma due esempi di risoluzione di problemi della città. Il presidente dell'Ordine degli ingegneri, Michele Lapenna, ha partecipato al talk Potenza brutale: "Non da spettatori ma da protagonisti". 


"La nostra comunità professionale - ha detto Lapenna - è a disposizione e intendiamo essere protagonisti di questi che riteniamo interventi molto utili per il recupero di un'identità e una ricucitura del tessuto urbano di questa città. In merito al talk ho fatto riferimento al titolo, dal ponte Musmeci al ponte attrezzato, ribadendo che secondo me non è un percorso turistico, ma sono due esempi di risoluzione di problemi dal punto di vista tecnico che riguardano i cittadini.

Il primo nasce dall'esigenza di collegare una città che lavorava a valle e che viveva a monte ed ha avuto come risultato la straordinaria realizzazione di un'opera infrastrutturale che è diventata monumento; in quell'epoca furono fatte le scelte fondamentali che hanno condizionato lo sviluppo urbano di questa città. In quel momento si portava alle pendici di Potenza, come è stato più volte ribadito anche dopo, l'asse autostradale, la scelta di realizzare un'area industriale e a questo si aggiungeva la preesistenza della stazione ferroviaria e il fiume.

Questo ha determinato una barriera architettonica che ha impedito lo sviluppo a valle della città e ha compromesso il successivo tessuto urbano. Il ponte attrezzato nasce in un'altra epoca, è il tentativo di ricucire il rapporto tra i rioni e la città; non è un gemello mal riuscito del ponte Musmeci, ma rappresenta il tentativo di eliminare quota a chi, non volendo utilizzare l'auto, vuole raggiungere dai rioni il centro città, centro città che non ha più l'identità che aveva quando si era concepita quell'infrastruttura. 

Ho chiuso poi il mio intervento facendo un paragone tra le due opere: la prima è diventata un monumento ed è stata realizzata sulla base di una regola fondamentale che ingegneri e architetti ritengono debba governare il processo di realizzazione delle opere pubbliche, la progettazione separata dall'esecuzione. Chi progetta e dirige non può essere lo stesso soggetto che esegue.

La seconda è stata realizzata in un periodo in cui era possibile, con gli appalti concorsi sulla base di un progetto preliminare, mettere insieme un unico soggetto che realizzasse la progettazione definitiva, esecutiva e la realizzazione dell'opera. La prima è un'opera d'arte, la seconda è completamente diversa dall'idea originaria, dal progetto originario che prevedeva che le scale fossero interrate e si realizzasse tutto in ipogeo. Il risultato finale dopo tantissimi anni è stata un'infrastruttura che lascia una ferita tra le due pendici del Vallone di Santa Lucia e difficilmente potrà consentire la realizzazione di un parco urbano.


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